You are here
Home > Cinema > Ai confini della realtà

Ai confini della realtà

di Ilaria Minghetti

Se il mese scorso ho provato a raccontarvi i legami tra horror e storie vere, in questo mese di novembre proviamo a fare due chiacchiere sul confine che separa il cinema dalla realtà.

 

Il cinema, la fantastica illusione, almeno fino a quando qualcuno non ci vuol far credere che quanto sta succedendo sullo schermo, è realtà.

E, a volte, ci riesce davvero bene.

Mockumentary found footage…ovvero il cinema documenta una verità ma in realtà è finzione.

Uno degli esempi forse più eclatanti è il celeberrimo “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato

“ un gruppo di reporter partiti da New York per la Foresta Amazzonica scompare nel nulla. Di loro verranno ritrovate soltanto le bobine con il girato, che dimostra una fine orribile”.

L’opera di Deodato, che non ho visto in quanto decisamente troppo lontana dalla mia sensibilità, ormai oggetto di culto, sommerso da tantissime polemiche all’epoca della sua uscita per le reali uccisioni degli animali mostrate sullo schermo e per l’estrema crudezza delle scene.Venne addirittura additato come “snuff-movie”, ovvero un film in cui le uccisioni sono reali. Questo portò ad una causa contro il regista e gli attori dovettero dimostrare di essere ancora vivi.

Dal cinema passiamo alla televisione. “Ghostwatch” è un programma televisivo trasmesso dalla BBC la notte di Halloween del 1992.

un conduttore molto famigliare al pubblico del periodo presenta un programma “in diretta”in cui una inviata (nota agli spettatori per i suoi programmi per bambini) visita una presunta casa infestata mentre in Studio il marito raccoglie le telefonate da casa di chi vuole raccontare le sue esperienze paranormali”.

Il trucco riuscì decisamente bene. Nonostante  una didascalia avvisasse i telespettatori  che quello a cui stavano per assistere era solo finzione l’effetto fu devastante. Molti erano convinti di stare assistendo alla prima manifestazione del soprannaturale in diretta TV. Centinaia di telefonate indignate per i contenuti terrificanti della trasmissione intasarono i centralini della BBC, l’inviata è stata costretta a rassicurare sulla sua incolumità nella sua trasmissione del lunedì successivo. Casi di stress post traumatico sono stati segnalati in alcuni bambini che avevano visto il programma e si verificò addirittura un caso di suicidio; un ragazzo di 18 anni con gravi disturbi mentali si uccise 5 giorni dopo aver visto “Ghostwatch”e la famiglia fece causa alla produzione. La conseguenza fu la messa al bando di “Ghostwatch” dai palinsesti della BBC fino al 2016 quando è stato inserito nel servizio on demand del canale, ma non è stato mai più trasmesso in Inghilterra. Se volete assistere ad uno spettacolo davvero terrificante lo trovate in versione originale senza sottotitoli su YouTube.

Ma forse il più famoso, o dovremmo dire famigerato, tra i mockumentary è “The Blair Witch Project”

Tre studenti di cinema decidono di girare un documentario sulla leggenda della strega di Blair, per questo si recano nei boschi del Maryland, teatro della scomparsa di alcuni bambini. Presto si perderanno nel buio, fino a svanire letteralmente nel nulla…”

Era il 1997 e quella di “The Blair Witch Project” è stata forse la più grande operazione di marketing prima dell’avvenuto di Internet.

Gli autori han giocato fin da subito con il confine che separa il cinema dalla realtà; manifesti dei tre ragazzi scomparsi vennero affissi a Cannes, in televisione si parlava della sparizione misteriosa dei tre, partiti alla volta del Maryland è mai più ritornati. Venne persino pubblicato “su autorizzazione delle famiglie” un enorme libro nero in cui venivano pubblicate i risultati delle indagini di un sedicente detective privato assoldato per ritrovarli. Senza contrare tutti i libri che scandagliavano il mistero della strega di Blair.

Risultato? Lunghe file per accaparrarsi il biglietto, l’ho fatto anche io, sale strapiene ed incassi stratosferici per un film che ha diviso. Per alcuni uno spartiacque del genere, spaventoso ed agghiacciante, per altri, come la sottoscritta, una delle più grandi buffonate della storia del cinema, capace al più di suscitare un insopportabile senso di nausea a causa delle immagini confuse e ballonzolanti.

Non mi risultano grossi passaggi televisivi, chi lo volesse recuperare lo può trovare su Netflix (catalogo francese per il momento) o su YouTube. Dopo di lui sono stati realizzati due seguiti, di cui uno recentissimo, toccati però da pesante insuccesso…forse oggi è più difficile prendere in giro gli spettatori.

Molto dopo è stato fatto nel campo del mockumentary, con risultati spesso risibili, ma i tre citati sono forse quelli che hanno saputo meglio sfruttare le suggestioni di chi popola la sala cinematografica.

Rispondi

Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi