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Il confine

confine s. m. [dal lat. confine, neutro dell’agg. confinis «confinante», comp. di con- e del tema di finire «delimitare»]. 1. a. Limite di un territorio, di un terreno […] b. Limite di una regione geografica o di uno stato; zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti […] 2. a. concr. Pietra, sbarra, steccato o altro che segna il confine di un terreno […] b. estens. Limite, termine in genere […] In usi fig.: essere al c. tra la vita e la morte; tenersi entro i c. del giusto e dell’onesto; i c. della scienza, del conoscere umano; passare i c., eccedere (più com. passare i limiti); oltre i c. naturali, oltre quanto è concesso dalla natura. (dal Dizionario Treccani)

I confini sono figurati e anche reali, alle volte sono invalicabili. Segnati da muri (tipo quello che Trump ha ideato probabilmente mentre giocava a Risiko) segnati da filo spinato (vedi quelli molto trendy e molto europei); sono prova di tutto quello che non possiamo superare. Una difesa estrema, che diventa base per urlare “fermate l’invasione!”che invasione poi non è ma tanto basta a rigurgitare fascismi vari, cari ai nostalgici e simpatizzanti.

Il confine fra bene e male, giusto e sbagliato, etico e no. Quella linea immaginaria che ci fa fermare, eppure la gioia infinita di scavalcare un confine che ti eri imposto, che per anni ti ha costretto e che adesso, superato, ti apre nuove prospettive. Il confine della mente, quel momento in cui per ottusità ti fermi e non vuoi sentire ragioni. Quel confine che delimita le categorie: vegani VS onnivori, juventini VS resto del mondo, etero VS omo. Quei confini che diventano fazioni vere e proprie, piccole guerre di appartenenza. Da “persona che non mangia carne” sono spesso confinata in quella zona d’ombra a metà fra lo sberleffo e la compassione, a tratti l’ammirazione di chi “eh, vorrei ma non ce la faccio”.

Il confine netto fra centro e periferie, fra ricchi e poveri, fra maschi e femmine. Quello del “tu non puoi”, “tu non devi”.

Il confine come restrizione e ghetto, come limite invalicabile.

I confini varcati con quattro stracci e un figlio in braccio, scappando dalle guerre, bloccati in altri confini, confinati nei ghetti.

Tutto è lì, sulla sottile linea rossa.

Sta nello scegliere se sconfinare o no.

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