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Quando l’horror si fonde con la realtà

di Ilaria Minghetti

Pur non essendo una profonda conoscitrice del genere, sono tra quelli a cui il cinema horror piace. O forse dovrei dire piaceva.

Quando parlo di horror infatti mi riferisco a quello dei grandi maestri, Romero, Carpenter,Creaven, Raimi, ultimamente soltanto James Wan con “The congiuring’’ e Fede Alvarez con il remake de “La casa” sono riusciti a spaventarmi sul serio.

L’horror è un genere decisamente più complesso di quello che appare ad una prima occhiata, stratificato, soprattutto difficilissimo da analizzare, capace di regalarci immortali capolavori al pari di immonde schifezze; e che spesso ha attinto a piene mani dalla realtà per farci morire di paura.

Se alcune volte la frase “tratto /ispirato da una storia vera” è stata usata come veicolo per aumentare l’appeal di una pellicola, non sappiamo quanto di vero ci sia alla base di cose come “Hostel” o “Paranormal Activity”, altre, cinema e realtà sono andate a braccetto, con risultati a dir poco terrificanti.

Tra i più celebri horror tratti da storie vere, se vogliamo cominciare con qualcosa di abbastanza recente, abbiamo il già nominato “The conjuring”. La pellicola di Wan, e il suo seguito, sono basati sulle indagini dei coniugi Ed e Lorraine Warren, famosi per le loro ricerche su demonologia e paranormale. I due celeberrimi “investigatori dell’occulto” , per una parte dell’opinione pubblica sonori ciarlatani, di materiale per arricchire il genere ne hanno, per la verità, fornito un bel po’.

Erano coinvolti anche nel controverso caso “Amityville”, la casa  teatro nel 1974 dell’omicidio dei membri della famiglia De Feo da parte del figlio Ronald Jr; nel 1975 vi si trasferì la famiglia Lutz ma fuggì dopo soli 28 giorni affermando che la casa fosse infestata. Prove certe ovviamente non ce ne furono mai, film ambientati nella casa maledetta invece, Hollywood ne sfornò a sufficienza, nessuno per la verità particolarmente memorabile. Uno dei più famosi casi legati ai Warren è quello della bambola “Annabelle”. L’immonda pupazza (cit.) pare sia stata regalata ad una infermiera nel 1970; la ragazza, dopo alcuni fatti piuttosto strani, consultò una medium che constatò la possessione della bambola da parte dello spirito di tale Annabelle Higgins e aveva, pare, la tendenza a muoversi da sola. Per liberarsene la ragazza chiamò i Warren che prelevarono la bambola e la portarono nel loro Museo dell’Occulto classificandola come “oggetto indemoniato”.

A lei sono stati dedicati due film non particolarmente memorabili “Annabelle” e “Annabelle 2 Creations”.

Facciamo un salto carpiato ed andiamo, o dovremmo dire scappiamo, in Australia. “Wolf Creek” il terrificante, vi farà passare la voglia di viaggi avventurosi per un po’, film diretto da Greg McLean e superbamente interpretato da John Jarratt nel ruolo di Mick Taylor,prende spunto dalla tremenda vicenda di Ivan Milat, uno dei più spietati serial killer della storia, accusato formalmente di 7 atroci omicidi, si sospetta che le vittime siano state molte di più, ai danni di poveri turisti. Milat, al contrario di Mick Taylor, venne condannato a 7 ergastoli, uno per ogni omicidio accertato.

Se l’outback australiano può riserva brutti incontri, meglio non va alle acque profonde degli oceani.

“Open water” inquietantissimo film che, a mio parere, avrebbe decisamente merito più successo di quanto ottenuto, prende spunto dalla vicenda accaduta ad una coppia di Baton Rouge. I poveri Tom e Eileen Lonergan facevano parte di un gruppo di immersioni subacquee nella Grande Barriera Corallina australiana; i due vennero dimenticati dall’imbarcazione di appoggio dopo l’immersione; i loro cadaveri non vennero mai ritrovati.

Se con il paranormale abbiamo iniziato, con il paranormale ci accingiamo a concludere questo viaggio da incubo.”The Exorcism of Emily Rose” e soprattutto “L’Esorcista” sono basati su fatti realmente accaduti.

Il primo, bruttino per la verità, si ispira a quanto accaduto nel 1976 ad Annelise Michel, morta in seguito ad un esorcismo. Il secondo, che non ha certo bisogno di presentazioni, basato sul libro di W.P.Blatty, che a sua volta prese spunto da un articolo pubblicato sul Washington Post nel 1949 dove si raccontava di un esorcismo praticato ad un ragazzo di 14 anni nel Maryland. Ad accrescere la fama di “film maledetto” dell’opera di Friedkin i numerosi incidenti, macchinari rotti, letti che, pare, si misero a tremare da soli, di cui fu costellata la lavorazione del film.

Abbastanza inquietante eh? Ma la storia più spaventosamente suggestiva è quella che sta alla base di “Nightmare”, capolavoro del compianto Wes Craven. Il regista creò la figura di Freddy Kruger dopo aver letto degli articoli sul Los Angeles Time in cui si parlava della misteriosa morte di alcuni rifugiati cambogiani dopo atroci incubi.

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