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Uomo in Mare

Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni – Alessandro Baricco

È il 3 ottobre del 2013. A poche miglia da Lampedusa una barca partita dalla Libia, carica di migranti, affonda. Il bilancio conta 368 morti, per lo più donne e bambini, 20 dispersi, 155 salvati. A Lampedusa si danno tutti da fare, tutti accolgono. Si lavora ancora per dare un nome alle vittime (grazie anche al lavoro prezioso di Cristina Catteneo, anatomopatologa dell’Università di Milano) recuperate faticosamente dal fondo del mare. Una tragedia di cui si è raccontato tutto, la disperazione e la salvezza. Nel frattempo due scafisti sono stati condannati e si indaga anche per omissione di soccorso da parte della Guardia Costiera e di due imbarcazioni che si trovavano in zona.

Oggi, ricordando quei 368 morti e tutti gli altri che giacciono in fondo al mare, per quelli che sono stati restituiti dal mare, morti cercando salvezza, si celebra la Giornata nazionale delle vittime dell’immigrazione.

Abbiamo chiesto alla Dottoressa Selene Fiorini, che di immigrazione e integrazione si occupa ogni giorno, cosa ne pensa della situazione che stiamo vivendo.

Chi sei?

Sono la Coordinatrice e Assistente Sociale Specialista del Progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) del Comune di Latina

L’integrazione è davvero possibile? In che modo?

Si penso che l’integrazione sia possibile partendo dal contesto territoriale e dall’ottica che mette al centro la persona, nella misura in cui le differenze culturali vengono viste come un arricchimento reciproco.

I territori diventano parte fondamentale del processo di integrazione ed inclusione sociale, per cui la vera integrazione non si fa “contro i territori ma con essi”.

L’integrazione sociale rappresenta il punto di arrivo di ogni politica sociale e il fulcro di ogni politica migratoria.

L’organizzazione del Sistema SPRAR prevede un approccio a 360° in merito all’integrazione avendo come obiettivo principale la (ri)conquista dell’autonomia individuale dei richiedenti/titolari di protezione internazionale e umanitaria accolti.

I beneficiari sono essi stessi la parte attiva del processo di accoglienza ed inclusione sociale, agendo da protagonisti e non come utenti passivi. 

La peculiarità del Sistema si basa sull’ipotesi che la dimensione locale giochi un ruolo cruciale nel processo di integrazione e accoglienza integrata, ove risultano essere complementari gli interventi materiali di base (vitto, alloggio) ed i servizi per l’acquisizione di strumenti utili al raggiungimento dell’autonomia.

Lo SPRAR risulta essere un fattore di innovazione per le politiche sociali, promuovendo la messa in campo reale di strumenti per il welfare attivo.

Un’accoglienza che punta sull’empowerment della persona e la presenza di una equipe multidisciplinare permette una condivisione delle responsabilità nella realizzazione degli interventi e rende possibile una presa in carico armonica di ogni persona e del proprio progetto personalizzato.  La presa in carico ad hoc, la rivalutazione del background di competenze di ogni singola persona, l’acquisizione di nuove competenze permette il conseguimento di strumenti utili ad un percorso di vera inclusione sociale.

Uno degli aspetti maggiormente positivi è la collaborazione interistituzionale che caratterizza il sistema e attua pienamente il principio di sussidiarietà verticale e orizzontale, difatti è evidente l’intervento integrato di servizi e il coinvolgimento pieno del terzo settore.

Ma si può realmente raggiungere una piena integrazione nella misura in cui anche i territori di accoglienza sono funzionali al Sistema stesso e i servizi divengono fruibili e accessibili a tutti.

I movimenti di destra, la xenofobia dilagante, questo odio verso lo straniero, secondo te, a cosa porteranno?

La paura e l’odio portano solo ad altra paura e altro odio. Si rischia di non vedere più la persona e il suo valore e di vedere nelle differenze qualcosa che è lontano da noi. Ma siamo tutti esseri umani, ognuno con la propria storia e la propria unica ed irripetibile esperienza di vita e rischiamo di perdere i valori fondamentali che ci hanno sempre accompagnato e contraddistinto negli ultimi anni. La paura è alimentata spesso dalla non o poca conoscenza. Il mio auspicio è che ci sia una inversione di rotta e che si torni ad aprirci realmente all’altro in quanto essere umano, a prescindere dal colore o dalla nazionalità.

Come dice  Goffredo Fofi nel suo libro La vocazione minoritaria. Intervista sulle minoranze, le “minoranze etiche sono persone che scelgono di essere minoranza, che decidono di esserlo per rispondere a un’urgenza morale. Se alla fine ci ritroviamo sempre in un mondo diviso tra poveri e ricchi, oppressi e oppressori, sfruttati e sfruttatori, nelle più diverse forme e sotto le più diverse latitudini, bisogna ogni volta ricominciare, e dire a questo stato di cose il nostro semplice no. Se non c’è alcun merito nel nascere paria, è però nostro impellente dovere confrontarci con la condizione di marginalità che affligge così tanta parte dell’umanità”.

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