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Parade di Picasso torna a Roma, dove la sua storia è iniziata

di Rossana Soldano

Ho visto molte cose belle nella mia vita.
Ho visto molta bella arte nella mia vita.

E l’ho apprezzata tutta, in certi momenti con sincera comprensione, in altri con incredulità,
in altri ancora con suggestione o soggezione, altre volte addirittura con devozione.

Ma nessuna di queste reazioni può essere paragonata alla prima volta che sono entrata nel salone
del piano nobile di palazzo Barberini e ho visto il Trionfo della divina Provvidenza di Pietro da Cortona.

A volte l’arte schiaffeggia, altre ci resuscita e ci rende vivi e potenti.
Altre ci lascia alla deriva, smarriti confusi e incapaci di trovare risposte.

Quel giorno, davanti al Trionfo di Pietro da Cortona ho capito che l’arte è
come l’amore, esiste per farci sentire l’anima attraverso il piacere del corpo.

E quando pochi giorni fa sono tornata a palazzo Barberini, per l’esposizione di Parade, il sipario che Pablo Picasso dipinse per lo spettacolo omonimo, complici il luogo e la suggestione, la sensazione è stata la stessa.

Picasso e Pietro da Cortona in contrasto stilistico e cromatico, sacro e profano, buio e luce, persino l’idea stessa di retroscena e ribalta, a confronto in un unico scenario.

Per comprendere fino in fondo perché si tratti di un’esperienza irripetibile è necessario conoscere la storia di Parade e ciò che ha rappresentato.

Perché c’è un’aurea quasi mistica intorno a questo spettacolo, solo elencare i nomi degli artisti che hanno collaborato alla sua realizzazione è insieme magnificenza e suggestione, è come sentirsi nella scena di Midnight in Paris di Woody Allen, quella in cui Owen Wilson parla con Dalì, Man Ray e Buñuel.

Parade nasce dalla collaborazione tra Jean Cocteau e l’impresario teatrale Sergej Djagilev, fondatore dei Balletti Russi.

Leggenda narra che Djagilev abbia sfidato Cocteau con un perentorio ‘stupiscimi’ e lui, per scrivere la partutura dello spettacolo, abbia cercato prima Stravinskj –che rifiutò- e poi Erik Satie.

Solo in seguito Cocteau coinvolgerà Pablo Picasso perché si occupi delle scenografie e dei costumi.

Si tratta della storia di tre personaggi, un prestigiatore, un’acrobata e una bambina, attrazioni un circo, che durante una parata cercano di attirare il pubblico allo spettacolo ma questo spettacolo non avrà spettatori, poiché tutti hanno pensato che la parata fosse lo spettacolo vero.

Picasso era, secondo lo scrittore francese, perfetto per Parade e Parade era perfetta per Picasso,
perché il tema circense di Parade avrebbe ispirato la fantasia dell’artista, e infatti così fu.

L’ispirazione vera e propria per Picasso arrivò tra le strade di Napoli, in particolare pare sia stato  colpito da una scena dipinta in una taverna dal pittore ottocentesco Achille Vianelli.

Ma l’influsso più forte venne dagli spettacoli improvvisati nelle strade napoletane e dai brevi spettacoli negli affollati teatrini.

Per la preparazione dello spettacolo infatti, nel 1917, Picasso e Cocteau raggiunsero in Italia la compagnia di Djagilev che, a causa della guerra, era stata costretta a spostarsi a Roma per le prove del balletto.

E fu proprio nel suo studio di via Margutta che la Parade di Picasso fu realizzata.

Molto della storia privata ed artistica di Pablo Picasso ha a che fare con quel periodo della sua vita ma di questo parleremo nel prossimo episodio, quando vi racconterò della mostra alle Scuderie del Quirinale.

Esporre Parade in quel contesto avrebbe tolto all’opera lo spazio di magnificenza che merita.

Quella esposta a palazzo Barberini è un’opera nata per essere a metà tra retroscena e ribalta ma nonostante questo è essa stessa spettacolo e meraviglia, esattamente come accade agli artisti di
Parade.

Proprio come il Trionfo di Pietro da Cortona nel salone di parata di palazzo Barberini.

Il sipario di Parade, di Pablo Picasso, sarà esposto a palazzo Barberini fino al 21 Gennaio 2018
Gli orari di visita sono gli stessi della galleria e la visita è inclusa nel biglietto di Barberini-Corsini

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