You are here
Home > Featured > Stasera ceneremo nell’Ade (vegan)

Stasera ceneremo nell’Ade (vegan)

di Gaia Passacantando

Pensate di essere invitati a cena da una coppia di amici che negli ultimi anni si sono trasferiti e trasformati, letteralmente.

È bellissimo ritrovare vecchi amici, fantastico raccontarsi gli anni passati. Aggiornarsi in fretta sugli avvenimenti – nascite, morti e movimenti intestinali, come si conviene, o licenziamenti, dato il periodo – con gioia e curiosità.

Tutto bellissimo.

Ma se i vostri amici nel frattempo sono diventati vegani, tutto questo potrebbe trasformarsi in un incubo.

Quanto segue è il racconto di vita vissuta più spaventoso di Viserion trasformato in un Drago non-morto mentre scioglie la Barriera (ma Tormund che fine ha fatto?!)

Insomma.

Li avevamo lasciati carnivori e novelli sposi, li abbiamo ritrovati vegani, contrari ai vaccini e sostenitori dell’allattamento prolungato.

Partiamo dalla presenza imbarazzante de quello che resta della mia tetta, o la mia tetta sinistra, come vi piace di più. Si presenta a richiesta di uno dei pargoli e viene data in piedi, seduta, saltellante. Non importa. Secerne un liquido salvifico che scansateve proprio. Fa nulla che il pargolo abbia, 6, 4 o 2 anni, importante è mollarla in qualsiasi condizione e orario. Come il Multicentrum, l’importante è la costanza. Da quando nascono al primo compleanno del compagno di scuola, quando il bambino tornerà intossicato dal salame contenuto nei dieci panini che s’è appena ingurgitato, il latte materno è bevanda indispensabile. Probabilmente anche il ciambellone che c’è per dolce è fatto col latte materno, credo anche quel ciondolo che porta al collo.

Tutto è vegan, autoprodotto e a Km0.

E figuratevi, non mi spaventa: nemmeno io mangio carne, sono una persona curiosa a cui piace da pazzi la mozzarella di bufala fresca e se trovo il baccalà fritto lo mangio, e anche di gusto. Non mi piacciono le etichette e seguo il motto a tavola e a letto nessun rispetto (che ovviamente non è da intendersi come fate i cafoni, ma come vivi e lascia vivere), sono curiosa e assaggio volentieri: il problema è che ogni pietanza si trasforma in un atto di militanza, vegani al cubo, unico cibo pensabile e mangiabile. Fa nulla se poi è stato cotto nel Bimby con uno spreco di energia elettrica che pagherai carissimo, ma stai mangiando autentica pappetta insipida vegana. Solo per questo lei ti guarda, aria soddisfatta, e ti passa il piatto con la crema di taccole con la stessa solennità con cui il prete impugna l’ostia. Lei ti sta evangelizzando e salvando dal tumore al colon retto. E mentre guardi la crema di taccole – color caccola – te pensi a quanto sarebbe bello spararsi un panino con la porchetta, un bel bicchiere di vino ad Ariccia, con l’oste che ti porta le coppiette e le olive e ti chiede se vuoi un po’ di crosta che scrocchia. Non sai come dirle che non ti sta evangelizzando, ti sta spingendo dritta dal macellaio.

Alla fine chiudi gli occhi e mandi giù, ti segni la battuta sconcia che farai al tuo caro amico gay appena uscita da questo inferno. Ma eccolo: col ciambellone e il caffè di cicoria arriva anche la solita ramanzina del o-mio-dio-non-fate-un-figlio, seguito dal dettagliato racconto del parto alternativo che manco la Brigliadori quando raccontava della sedia del parto negli anni 80. Ti racconta dei pannolini lavabili, degli assorbenti lavabili e della loro mistica e dolcissima esperienza dalla fascia, da me ribattezzata “la spaccaschiena”. Moda di qualche anno, ha sostituito il marsupio della Chicco nelle coppie piu radical chic, boho, hipster degli ultimi anni. Schifano il Bugaboo regalato dai nonni e come novelle africane portano questi pesi morti davanti, dietro e di lato. Che le vedi e ti puoi solo chiedere maperché?

Ora, odio i dettagliati racconti del parto. Continuo a credere che non ci siano parti di serie A e parti di serie B, che io credo profondamente nella libera scelta della donna e che la fregnaccia del “per millenni le donne hanno partorito così” dovrebbe essere messa nella lista delle molestie psicologiche subite in un qualsiasi reparto maternità di qualsiasi ospedale. Dirla è rinnegare il progresso scientifico e subire ogni tipo di barbarie in sala parto (tipo, fatevi un giro seguendo l’hashtag #bastatacere, poi ne parliamo). E naturalmente eccolo l’altro pippotto naturalista sul parto senza manco un aiuto, coi canti e le manovre dell’ostetrica vegana che ti sei pagata profumatamente. Mentre lo racconta con gioia immotivata, io penso che gli Amish sono sicuramente più avanti di questa che una volta era una persona normale. E infine eccola, arriva: la placenta, essere quasi vivente, divinità sconosciuta, valore perso negli anni. Lei non è una gatta, non può mangiarla. Non può nemmeno fare come la Claudia Galanti, seccarla e berla mentre si immortala su Instagram.

E cosa fa?

Se la fa conservare e poi una volta a casa fa una cerimonia di addio, la saluta, pargoli al seguito, gli dice grazie, la placenta oramai in putrefazione giustamente parla, mossa dai bigattini che si sono formati. Te lo dice con entusiasmo, ti racconta come l’ha trattata, che nemmeno nell’Antico Egitto. Ti dice come s’è conservata il cordone, secco. E tu la guardi e le chiedi: ma scusa, perché non hai donato tutto.

Ed il suo viso si stravolge: lei, che ama il mondo e non ammazzerebbe nemmeno una zanzara, lei, che i figli solo nelle Homeschooling, niente vaccini, no Pan Di stelle non sia mai una Coca Cola, lei ti fa ma che sei matta?! In questo preciso istante riconosci perfettamente quella persona che si abbuffava di arrosticini e che nella sua brutale fame di carne era forse più felice, più vera e forse anche più tollerante.

A questo punto, vedendo che la serata poteva solo finire con un sacrificio umano, ci congediamo promettendoci di rivederci quanto prima in uno stupendo festival di cucina crudista che fanno in un remoto paesetto nordico.

Salita in macchina, un solo grido: contace, ce sto proprio a venì

2 thoughts on “Stasera ceneremo nell’Ade (vegan)

  1. Quante ne sto leggendo di cose “simili”.
    Simili, nel senso di gente folle che fa queste cose.

    Mamma mia, al primo segnale sospetto-se mai dovessi trovarmi in una situazione del genere- io SCAPPO.

    ADDIO.

    ma chi vi conosce e soprattutto:MA CHI VI VUOLE CONOSCERE!

    Sarei però davvero curiosa di capire come avviene la trasformazione.

    Visto che li conosci, tra le tante cose orribili di cui ti hanno resa partecipe, non è che per caso ti hanno spiegato quand’è che è avvenuta quest’illiminazione divina che li ha portati su questa strada lascricata di schifezze?

    1. Cara Virginia,
      e hai ragione!
      Gaia ci informa che la trasformazione è avvenuta dopo la lettura illuminante de “The China Study”, pare la Bibbia di chi intraprende questa autostrada verso il dolore. Ovviamente ti consiglia di non criticarlo mai in presenza di un vegano – che-aiutame-a-dì-vegano – percheé potresti scatenare il carnivore represso che è in lui.

Rispondi

Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi