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Il fascino discreto della solitudine al cinema; la mia prima volta e tutte le altre

di Ilaria Minghetti

Avevo sempre considerato l’andare al cinema da soli come un qualcosa da, scusate il francesismo, sfigati…cosa volete, quando si cresce in un ambiente non propriamente progressista qualche retaggio stupido incastrato nei meandri oscuri della mente ti rimane…

Poi, a 35 anni e con due figli piccoli scopro che a Bologna in Cineteca  fanno una cosa fighissima chiamata “Future Film Festival”. L’amica con cui ho condiviso Cronenberg ed altre deliziose casette abita dall’altra parte della città e le altre mamme credo che in campo cinematografico fossero ancora in fase cartoni animati da vedere con i pupi.

Così mi sono detta “al diavolo”…e così ho lasciato i nani al marito in vena comprensiva e sono andata da sola.

Quando sono arrivata ho notato immediatamente come la Cineteca fosse davvero il rifugio perfetto per ogni appassionato; niente commenti ad alta voce, niente vicini molesti ne’ cellulari irritanti…solo tu e il film in sala.Oddio, in questo caso parliamo di un horror coreano su un gruppo di pesci allevati nella vasca di un ristorante destinati a diventare sushi (non mi sto inventando niente giuro..) che ha suscitato più di una perplessità nei presenti in sala, ma in quella piccolissima fuga di una mamma stanca c’era tutta la magia delle prime volte.

C’era il fascino della scoperta di qualcosa di nuovo.

L’uscire dai piccoli schemi precostituiti, cosa volete, sono una persona che, fondamentalmente si accontenta veramente di poco, in un’età in cui negli schemi vorrebbero infilartici a forza, quella piccola trasgressione mi aveva divertito un sacco. Che bello starsene lì da sola, immersa totalmente nel film,  a prendere persino qualche appunto assurdamente scarabocchiato, anche se poi per decifrarli ci voleva il traduttore.

Insomma, andare al cinema da sola mi è piaciuto un sacco.

E da allora ci sono tornata spesso, almeno una volta all’anno.

Non vado mai in una multisala; quelli sono enormi calderoni per famiglie e compagnie numerose, dove i film vengono consumati più velocemente degli enormi sacchetti di popcorn e dei litri di bibite gassate venduti a prezzi esorbitanti al bar.

Quando scappo ritorno sempre là, in Cineteca.

Succede un paio di volte all’anno, in occasione dei Festival, il Future Film e il Biografilm (a cui quest’anno ahimè non sono potuta andare), oppure quando esce quel film  che nessuno vuol vedere ed ovviamente programmano soltanto là; a volte ne scrivo a volte li lascio andare perché non ne vale la pena o semplicemente non ho preso appunti ed all’uscita dalla sala me li sono già belli che dimenticati.

La verità è che da quel giorno, da quella prima volta ho scoperto come io, di quei momenti di solitudine avessi bisogno.Attimi solo per me lontano da impegni, orari e quel tram tram

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