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SettePerSette: La rivalità nel Cinema

di Annalisa Cozzolino

E dunque, parliamo un po’ di rivalità. Non credete che sia come parlare di qualcosa di ancestrale, qualcosa che nasce insieme a noi, nel medesimo istante in cui noi stessi veniamo al mondo? Fin da piccoli la sentiamo, la sperimentiamo, ne soffriamo al punto di lasciarci portare, talvolta, perfino a compiere gesti inaspettati, in un impulso di rivincita o di prevaricazione, nel tentativo di dimostrare il nostro valore o di soddisfare la nostra vanità. Per questo motivo proviamo un piacere sottile a vederla rappresentata, come se tra le pagine di un libro o su uno schermo cinematografico potessimo in qualche modo esorcizzare o giustificare la passione e le sensazioni negative che inevitabilmente un sentimento di rivalità, verso chiunque lo si provi, porta con sé. Per quanto mi riguarda provo un enorme piacere a guardare un film con grandi antagonisti che si fronteggiano: spesso è solo uno dei due a sentire fortemente un senso di rivalità nei confronti dell’altro, dimostrando, in realtà di non voler altro che nascondere le proprie fragilità. Ebbene, se avete voglia di vedere (o rivedere, in qualche caso) qualche film con grandi antagonisti, io ve ne suggerisco qualcuno…naturalmente senza spoiler!

Eva contro Eva (All About Eve) di Joseph L. Mankiewicz (1950)

Eva Harrington è una ragazza di modesta condizione sociale, piena di entusiasmo per il teatro e dotata di sfrenata ambizione. Con i suoi modi insinuanti e accattivanti riesce a conquistarsi la simpatia di una celebre attrice teatrale, Margo Channing, al punto da arrivare a farsi assumere da quest’ultima come segretaria, ma le sue mire sono ben altre… Eva contro Eva, oltre ad essere un grande classico, è un film dalla sceneggiatura graffiante e corrosiva, uno spietato atto di accusa verso l’arrivismo feroce che regnava e regna ancora oggi nello star system. Una sottile, velenosa essenza attraversa l’intero film, a cui sembra fare da contrappunto il visino pulito e fintamente ingenuo di Anne Baxter, perfida antagonista e rivale di una strepitosa Bette Davis. Se lo sfondo qui è Broadway, e dunque l’ambiente del teatro, è pur vero che il film si propone come affresco impietoso del mondo dello spettacolo in cui una umanità niente affatto disposta a restare senza fama e senza gloria è pronta a tutto, in una spirale che però non si esaurisce mai, con la prossima Eva già pronta a scalzare dal trono la regina del palcoscenico.

Amadeus di Milos Forman (1984)

Questo film prende spunto dalla omonima opera teatrale di Peter Shaffer, basata su un presupposto prettamente letterario e quasi certamente infondato, secondo cui ci sarebbe stato un acceso antagonismo tra il musicista Antonio Salieri e Wolfgang Amadeus Mozart. Il riconoscimento del genio di Mozart da parte di Salieri, contrapposto alla consapevolezza della propria mediocrità, avrebbe dunque portato quest’ultimo ad uccidere il grande musicista avvelenandolo. Detto ciò, al di là di ogni licenza letteraria e in questo caso, cinematografica, Amadeus è una straordinaria messa in scena della presunta rivalità tra i due musicisti: Salieri è invidioso del prodigioso talento del genio viennese, che lui considera un “vanaglorioso, libidinoso, sconcio, infantile ragazzo”, e non può che sentirsi impotente davanti all’arte di Mozart, che è si armonia, ma anche sregolatezza, spavalderia, gioia di vivere. Uno straordinario Frederich Murray Abraham da vita al tormento di Salieri nella sua lotta contro sé stesso, Dio e Mozart, quest’ultimo interpretato da Tom Hulce, che invade ogni scena con la sua sfrontatezza, la sua irruenza e il suo magnetismo, restituendoci l’immagine vivida e intensa di una vera e propria rock star ante-litteram.

Heat – La Sfida di Michael Mann (1996)

Sono passati 21 anni dall’uscita di Heat, il primo film in cui due mostri sacri come Robert De Niro e Al Pacino recitarono insieme (in realtà avevano già recitato nello stesso film, Il Padrino – Parte II, ma senza mai condividerne neppure una scena). In Heat, Pacino e De Niro sono naturalmente i due personaggi principali, rispettivamente nei ruoli di un poliziotto e di un criminale. La trama è molto complessa, ricca di personaggi e di storie secondarie; i due protagonisti si conoscono da tempo e pur essendo chiaramente rivali, trovandosi ai lati opposti della barricata, si comprendono e si rispettano. Un cast monumentale, la colonna sonora, la fotografia, l’ambientazione, la straordinaria interpretazione dei due protagonisti (non si può non godere del piacere immenso di vederli insieme), sono i “dettagli” che vanno a comporre un’opera complessa e a fare la differenza, in questo caso, tra un buon film e un ottimo film.

West Side Story – di Jerome Robbins e Robert Wise (1961)

Se vi parlassi di questo musical dicendo semplicemente che non è altro che la storia di Romeo e Giulietta trasferita in un malfamato quartiere di New York mi sembrerebbe di sminuirlo, di non rendergli giustizia, in altre parole, di non dargli i giusti meriti: trovo discutibili i miti di libertà e di tolleranza negli USA cui si fa cenno, soprattutto se consideriamo la situazione politica attuale, ma non si può guardare questo film senza aver voglia, alla fine, di saltare su dal divano e mettersi a ballare e a cantare. Coreografie strepitose e canzoni memorabili accompagnano la storia d’amore tra Tony e Maria, lui americano e lei portoricana, appartenenti a due bande rivali che si fronteggiano per avere il controllo su uno dei quartieri più poveri della città. La rivalità tra le due bande, le intolleranze sociali, i conflitti razziali, l’inquietudine giovanile trascinano gli eventi fino alla nota e tragica conclusione, esprimendo in pieno il malcontento dei tempi e la profonda sofferenza della vita suburbana.

Che fine ha fatto Baby Jane? – di Robert Aldrich (1962)

Due sorelle, entrambe ex stelle del cinema cadute in declino, vivono insieme in una vecchia casa. Una delle due, Jane, (Bette Davis) ex bambina prodigio, è cresciuta non riscontrando gli stessi successi avuti da piccola e ora vive il presente in modo traumatico, sempre legata al passato perfino nell’aspetto fisico. L’altra sorella, Blanche (Joan Crawford), è diventata paralitica in seguito a un incidente d’auto che le ha stroncato la carriera cinematografica. Il rapporto tra le due è fatto di dipendenza e vessazioni continue da parte di Jane nei confronti di Blanche, di torture psicologiche e violenze fisiche: in maniera perversa e malvagia, Jane sembra voler far scontare a sua sorella tutto il successo che quest’ultima aveva da giovane, in un crescendo di terrore e di tensione fino a giungere all’epilogo finale, nient’affatto scontato… La dinamica dei rapporti familiari, in questo caso due sorelle rivali perché sorelle e rivali perché entrambe attrici, è qui descritta in maniera cupa, con due star la cui interpretazione è a dir poco magistrale: lo sguardo folle di Jane e l’angoscia negli occhi di Blanche sono solo alcune delle cose che rimarranno a lungo nella memoria dello spettatore.

Zoolander di Ben Stiller (2001)

Sembra facile fare un film in cui la moda viene presa di mira mettendone a nudo  tutta la vacuità e la superficialità, ma in questo caso il discorso è molto più ampio: Ben Stiller, regista e protagonista di questo film, sembra dirci che dobbiamo prendere atto che l’idiozia umana va ben oltre le apparenze diventando (ahimé) un modo di essere e di pensare. Stiller unisce comicità e denuncia sociale stigmatizzando tutti quei comportamenti e quegli stili di vita che si propongono come modelli (?) nella nostra cultura, in un ritmo serrato di gag e battute esilaranti. Le vicende tragicomiche di Derek Zoolander ci appassionano e ci divertono perché esasperano luoghi comuni come l’amicizia (Derek e Hansel, interpretato da Owen Wilson, sono nemici e rivali, ma sono anche legati dal loro grande cuore e dal poco cervello…!) e la corruzione, in una miscela di generi e cliché che crea un cocktail di comicità esplosiva.

Kill Bill Vol. I –II di Quentin Tarantino (2003 – 2004)

Questo è un film che va visto e rivisto per poter essere apprezzato in pieno, per non perdere nulla, per afferrarne ogni scena e ogni piccolo particolare. Se non lo avete ancora fatto, prendetevi due serate libere: non ve ne pentirete. A differenza degli altri suoi film, pardon opere!, in cui c’è una sorta di coralità dove è difficile che un personaggio prevalga sugli altri, beh… qui c’è Uma Thurman. In ogni scena, in ogni inquadratura, la protagonista assoluta di questo film monumentale è lei, La Sposa. La vendicatrice più determinata della storia del cinema. Tarantino qui sublima la rivalità femminile creando un clan formato da Bill e le sue donne. Quando Beatrix Kiddo, interpretata appunto da Uma Thurman, si ribella a questo stato di cose per crearsi una famiglia insieme a Bill, tutte le altre le si rivoltano contro. E Beatrix le affronterà tutte, una per una, in una serie di duelli in cui lo stile di Tarantino si rivela ancora una volta in tutta la sua originalità: meravigliosamente contraddittorio e genialmente assurdo.

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