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SettePerSette: Kindle vs Book. Sette motivi per cui i Libri sono i libri

di Rossana Soldano

 

Racconto semiserio e molto romantico del perché morirò uccisa dalla polvere piuttosto che piegarmi alla libreria virtuale.

1 Il fetish

Il fascino sempiterno del libro cartaceo, il feticismo intorno all’odore, al tatto, l’olfatto e la vista.

Farsi attirare dai colori della copertina, imparare a riconoscere la setosità delle pagine, le nostre edizioni preferite, odorare la carta, il cartone del sotto copertina.

Quando si esplora una libreria, leggere l’ultima di copertina è solo il gesto finale di un’accurata selezioni di colori, titoli, forme, che sono solo l’abito del libro e dovrebbero essere irrilevanti ma non lo sono, sono guaine che poi ci diventeranno familiari, ci accompagneranno e abbiamo bisogno di incuriosirci, sceglierle amarle.

2 L’anima della casa

Il libro fa compagnia, arreda, riempie, evoca fisicamente delle presenze, dà un’anima a una stanza.

Una casa senza libri, è triste, anonima, quasi vuota.
Perché i libri raccontano anche quando sono chiusi.

Un libro davanti a una finestra racconta di che tipo di voce sia capace di confortarci quando piove, uno in cucina dice da cosa ci lasciamo intrattenere mentre prepariamo i pasti, la pila di libri sul comodino racconta chi ci fa compagnia prima di dormire.

Persino i libri sparsi sotto quaderni o altri oggetti raccontano qualcosa, il tempo che lasciamo passare per pigrizia o la capacità di affezionarci e non lasciare andare.

E una libreria è l’unico mobile capace di parlare e intrattenere un ospite anche in nostra assenza.

3 Un libro trattiene

Si impregna di noi come la nostra anima si impregna di lui.

Diffido di chi tiene i libri nelle teche, non li sfoglia mai davvero, non li presta, non li distrugge leggendoli.

I libri sono come le persone, vanno vissuti, abitati, come loro abitano le nostre vite, noi dobbiamo abitare le loro pagine.

Scriveteci sopra, con la penna (perché la matita sbiadisce e trovare in un libro qualcosa che avevamo scritto dieci anni prima è come incontrare qualcuno per caso dopo molto tempo, come rivivere nitidamente un ricordo, un odore, una melodia dimenticata).

Macchiateli, lasciate che si impregnino dell’odore del sugo mentre cucinate, del caffè preso in salotto, della salsedine quando lo lasciamo su un asciugamano e lo bagniamo gocciolando dopo un bagno, dell’inchiostro della penna esplosa in borsa.

Prestateli e non vi raccomandate che li trattino bene, dite di mischiare altre storie con la vostra, con quelle dei personaggi, lasciate che il libro ne raccolga tante, inaspettate, diverse, fate che la vostra copia di Cime Tempestose sia vostra, unica, irripetibile, magari con una pagina strappata, piegata.

I libri non devono solo farvi vivere altre vite, devono prendere vita nelle storie dei lettori.

4 Lo scambio.

Un libro rappresenta uno status, spesso, anche solo nel tenerlo in mano.

LEGGO DUNQUE SONO.

Ma io non posso fare a meno, ogni volta che vedo qualcuno leggere di chiedermi cosa stia leggendo, di fare una battuta, e a volte vengono fuori chiacchierate imperdibili con perfetti sconosciuti, magari anche con chi non stava leggendo.

Un apparecchio elettronico incuriosisce ma non dà punti di accesso, è un po’ la differenza che passa tra chi ascolta uno stereo in strada e qualcuno con delle cuffie (ma il libro è meno chiassoso).

5 I libri antichi, i libri vecchi, i libri usati.

Bancarelle in strada, negozi d’antiquariato, botteghe dell’usato, posti che chiamare librerie è riduttivo, anche solo di addentrarsi e cercare, riconoscere, scegliere è un piacere irrinunciabile.

E stringere in mano un libro antico o usato è una suggestione irripetibile, dentro spesso ci sono annotazioni da altre epoche, dediche sotto i titoli.

Cosa perderemmo se tutto quello che noi leggiamo adesso non potesse più creare quelle stesse suggestioni,  se non potessimo lasciare una parte di noi in ciò che leggiamo.

6 Le dimensioni

E’ inaudito che Dumas o Tolstoj non abbiano l’imponenza che meritano.

Io voglio vederli accanto ad Erri De Luca, Bukowski, Kundera.

Voglio sentirne il peso, immaginare la fatica degli occhi.

E’ la stessa differenza che passa tra decidere di scalare 8.848 m in palestra e scegliere di scalare l’Everest dopo averlo visto.

Lo devi vedere perché la fatica ecciti l’istinto di superarti, le devi vedere le 1250 pagine de ‘Il conte di Montecristo’, perché all’ultima tu possa sentire la fatica di Edmond Dantes.

E soprattutto vi sfido a mettere un kindle a reggere un tavolo quando traballa.

7 Esiste un solo Libro

Vi chiederete perché ho usato solo libro e non libro cartaceo

E’ presto detto.

Libro s. m. dal lat. liber -bri, complesso di fogli della stessa misura, stampati o manoscritti,
e cuciti insieme così da formare un volume, fornito di copertina o rilegato.

QUINDI ECCO.

Non mi pare ci sia bisogno di spiegare oltre.

(post scriptum. io leggo dal cellulare, perché ahimè, nella generosità del creatore mi è stata donata quella certa dose di incoerenza di cui vado fiera, e quindi, oltre a bestemmiare secoli di letteratura leggendo fan fiction, lo faccio anche utilizzando supporti digitali, perché si sa, se una cosa devi farla, falla bene e per me l’incoerenza è una cosa serissima)
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Leggi anche Sette motivi per cui ho un Kindle

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