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SettePerSette: Kindle vs Book. Sette motivi per cui ho un Kindle

di Lucrezia Alessia Ricciardi

Quando abbiamo deciso di affrontare il tema della rivalità sapevamo che alla base c’era un conflitto che serpeggia fra noi silenzioso e costante: meglio il Kindle o il classico libro?

Ho un Kindle Touch prima serie, con poco più di 400 libri – fra lavoro, romanzi, ricettari in inglese, vocabolari..- e lo porto praticamente sempre con me. Nonostante sia sempre stata una tradizionalista e abbia faticato davvero molto ad abituarmi alla mancanza della carta e della possibilità di sottolineare o stropicciare le pagine, questa micro biblioteca portatile mi ha fatto viaggiare leggera e mi ha accompagnato nei lunghi Milano – Roma – Milano, a Parigi, Berlino, sulla funicolare per arrivare al Santuario di Montevergine (la sottoscritta soffre le alture su mezzi legati a un cavo).  Per me che riuscivo a infilare libri anche nelle borsette da matrimonio, il Kindle ha rappresentato la possibilità di avere sempre con me i libri di conforto.

Oltre all’anonimato che mi garantisce quando in estate mi permetto di leggere libri leggeri, quelli che posso riprendere anche se perdo il segno (e si, confesso. Ho letto la trilogia delle 50Sfumature…)

In sette punti vi spiego perché il Kindle mi ha conquistato:

Portabilità: con 207 grammi trova posto anche nelle borse più pesanti, con i suoi 17x12cm trova spazio anche nelle borse più piccole e anche se il guscio Marware lo ingrassa un poco, rimane comunque contenuto e slim.

Manutenzione: è un dispositivo pensato per fare pochissime cose: leggere, controllare una parola sul vocabolario, passare velocemente da un testo all’altro, trovare i testi che contengono quella parola chiave, tenere un segno. Le parti che lo compongono sono ridotte a schermo, batteria, scheda di memoria e, nel mio caso, un tasto. In 6anni di vita ho sostituito in totale autonomia la batteria (passando a un modello maggiorato). Si ricarica, come tutti gli ebook reader attraverso un cavetto USB (anche quello dello smartphone), la batteria dura, sempre in base all’uso, anche un mese.

Manegevolezza: non sono mai riuscita a leggere in metro (ma seguo e ammiro hotdudesreading) perché sono una di quelle che si appende e perde l’equilibrio. A Milano il tempo sulla metro o sul tram è poi esponenzialmente aumentato. Il Kindle mi ha permesso di leggere e riempire i tempi di attesa e di viaggio usando una mano e tenendo l’altra ben salda a un sostegno (e no, con un libro mi è sempre venuto complesso)

Lettura al buio (soprattutto senza rompere chi ti dorme accanto): grazie alla piccola Oleby di Ikea, una pratica lampadina a pinza (che però è un po’ introvabile adesso) posso leggere senza svegliare nessuno nella stanza, gatti compresi (il mio vecchissimo Kindle non è dotato di schermo retroilluminato che però potete trovare nei modelli di più recenti di Kindle e Kobo)

Iperestualità: Nel Kindle ho una piccola biblioteca di primo soccorso lavorativo, testi che consulto e che non potrei mai portare sempre con me. Con la funzione “cerca”, immettendo una parola, posso trovare esattamente tutte le pagine in cui si trova e trovare prontamente quello che mi serve. Stessa cosa con i vocabolari, inglese e italiano, che posso consultare cliccando sulla parola. Nulla di incredibile, indubbio: solo molto molto pratico per chi spesso lavora su una scrivania volante.

Ecosostenibilità: nonostante il problema relativo allo smaltimento dei display (e se volete approfondire l’argomento terre rare iniziate da qui ) e delle batterie, che non riguarda solo questi dispositivi ma anche PC e smartphone e su cui i consumatori sono poco informati, il Kindle come gli altri e-reader hanno una vita molto lunga, sempre se non si corre alla moda dell’ultimo modello. Essendo il formato digitale modificabile (ad esempio usando app come Calibre), se non ci sono problemi di compatibilità particolari, il lettore può accompagnarci per molto tempo. Il problema della carta e dell’uso spesso indiscriminato che se ne fa, dell’uso non massivo di carte riciclate o provenienti da cartiere poco attente all’ambiente è un tema che prima o poi andrà affrontato. (e il taccuino che vede in foto è su carta certificata PEFC, ossia con carta proveniente da gestione forestale sostenibile ed è della Legami )

Percezione: ovviamente il Kindle non è un libro e non ha nulla del fascino che ha la carta. E vi assicuro che io annuso i libri. E ne compro, parecchi, specialmente non so resistere a una bancarella di libri usati e li preferisco sottolineati e vissuti. Adoro alcune case editrici e i loro formati, mi piace stare nelle librerie. Semplicemente alcuni anni fa la mia vita è cambiata e ho dovuto ridurre quello che portavo con me, ho dovuto razionalizzare il mio zaino per viaggiare su e giù per l’Italia contenendo tutto. Quando mi è stato regalato, il Kindle è rimasto per un bel pezzo nel cassetto, disprezzato e decisamente ignorato. Poi è arrivata la necessità e ne ho constatato la comodità. È diventato così l’altro libro, quello che porto in treno i metro e anche alle Terme e che, spesso, viaggia fra il taccuino e il libro che mi sto portando in vacanza.

Non sono una grande sostenitrice degli schieramenti rigidi, credo nei cambiamenti e soprattutto mi piace vedere altri punti di vista. Sono anche convinta che queste due anime – tecnologia e carta – possano tranquillamente convivere, con buona pace di chi, per stare meglio deve per forza schierarsi.

Leggi anche SettePerSette: Kindle Vs Book. Sette Motivi Per Cui I Libri Sono I Libri

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