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Sala vs Streaming… chi vincerà?

di Ilaria Minghetti 

Quando mi è stato comunicato che il tema di questo mese sarebbe stato “rivalità” ho subito pensato al dibattito capace di infiammare gli animi, arrivato persino a sconquassare il patinatissimo Festival di Cannes: Netflix si o Netflix no? O meglio ancora: cinema in sala vs streaming.

Premesso che chi scrive non è, ahimè, un’addetta ai lavori ma soltanto una appassionata e quando si parla di streaming parliamo ovviamente di piattaforme legali, vediamo di provare ad analizzare l’annosa diatriba.

Fino a dodici-tredici anni fa i film si vedevano soltanto in sala. Per il passaggio televisivo di una pellicola bisognava aspettare almeno un paio d’anni, e spesso era martirizzata da tagli e pubblicità. Poi, velocemente come tutto il resto, è cambiato anche il modo di fruizione del cinema.

Ed arriviamo ad oggi.

È innegabile come il cinema, almeno quello più strettamente mainstream, qualche acciacco lo soffra; andare al cinema costa una follia, per una famiglia di quattro persone è quasi un lusso, per non parlare di una cronica mancanza di idee; fateci caso, è tutto un fiorire di remake, reboot, restyling di vecchie pellicole , spesso e volentieri decisamente peggiori degli originali, mentre gli indipendenti faticano a trovare distribuzione in sala, alla ricerca di quello spazio concesso loro da quel paradiso per cinefili che risponde al nome di Netflix.Prendiamo ad esempio un genere assai particolare, e da queste parti piuttosto apprezzato, come l’horror.

Tralasciando l’offerta francese, veramente ricchissima, e rimanendo a casa nostra, il catalogo di Netflix Italia presenta film “invisibili” alla grande distribuzione, tra i tanti il bellissimo “L’ombra della paura” di Babak Anvari, nonché ripescaggi di gran classe come il “Vampires” del maestro Carpenter. Questo per limitarsi ad un discorso puramente distributivo, ci sarebbe anche da affrontare quello più strettamente produttivo, Netflix finanzia la realizzazione di film lasciando grande libertà creativa ai suoi autori, che ha portato una pellicola come “Hell or high water” ad essere candidata agli Oscar senza mai uscire in sala, ma rischierei di inoltrarmi in tecnicismi al di fuori delle mie competenze, perciò torniamo a noi…fine dei giochi per le sale cinematografiche quindi? Neppure per sogno.

Il fascino della sala è e rimarrà immutato. La sala buia, possibilmente priva di cafoni, lo schermo gigante, l’immersione totale  è sempre il modo migliore per godersi un film.

I supereroi della Marvel, le canzoni di “La La Land”, i brividi di “The Conjuring” ,

per citare tre film diversissimi tra loro, non sono gli stessi al di fuori di una sala. La ,magia del cinema fondamentalmente è per sempre, lo fa dire anche Martin Scorsese, uno che la materia la conosce bene, al protagonista di “Hugo Cabret”: -Mio padre mi portava al cinema di continuo. Mi ha raccontato del primo film che ha visto. È entrato in una sala buia e su uno schermo bianco… Ha visto un razzo volare nell’occhio dell’uomo nella Luna…. Gli si è conficcato dentro. Ha detto che è stato come vedere i suoi sogni in pieno giorno”.

E allora , chi vince?Per quanto mi riguarda nessuno dei due.

Sarò banale ma resto dell’idea che, dibattiti infuocati  o meno, i due mezzi possano serenamente convivere.

Andare in sala credo sia sempre la soluzione preferita da ogni appassionato che si rispetti, questo bisogna ammetterlo; ma se servono a far conoscere al grande pubblico alcuni figli di un dio (denaro) allora ben vengano Netflix ed altre piattaforme simili perché la bellezza resta tale anche sul piccolo schermo.

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