You are here
Home > Featured > Quella libertà di dire che no, io non voglio figli

Quella libertà di dire che no, io non voglio figli

di Gaia Passacantando

Se siete donne over 30 potete capirmi. Sono anni, che mi sento sempre fare la solita domanda. Dipende chi mi sta accanto. Dipende chi è che pone la domanda.

Ma come? ancora niente figli/nipoti/eredi?

La mia risposta è sempre la stessa: questo corpo non è pervaso di spirito materno.

Recentemente anche la maternità è quella cosa che ti succhia il sonno e io ho bisogno di almeno 8 ore di sonno per non trasformarmi nella Saponificratrice di Correggio, fino alla più cattiva e riservata ai parenti hai un utero anche te, popolalo 

Lo ammetto. Adoro vedere la faccia della gente quando rispondo a questo modo. Di solito vengo poi vista male. Molto male.

In questi scambi poco ameni non c’è margine per una spiegazione, vieni condannata per direttissima senza appello e tutti si sentono in diritto di psicanalizzarti.

Posso raccontarvi della più remota hai fatto la baby-sitter per anni e ti sei rovinata, le baby-sitter sono le peggio rovinano i bambini alla più recente e finto comprensiva è che non hai ancora capito qual è il tuo ruolo.

Queste donne sono di fronte a te e ti guardano, puntando leggermente il labbro inferiore di fuori. Sgranano gli occhi mentre tu spieghi che la tua vita è fighissima anche senza rincorrere l’offerta dei Pampers all’Esselunga. E quando sorridendo dici sono felice cos…. ancora prima che tu possa finire, sono già alla descrizione dettagliata della felicità del parto, fra una manovra di Kristeller e un’episiotomia che anche se diventerò incontinente l’ho fatto per questo frugoletto che nel frattempo urla e si dispera in una fascia avvinghiata ai fianchi della povera suddetta che è lì, sempre davanti a te, e che adesso ti sta dicendo l’ovvia frase crescono in fretta! mentre un vispo bambino di sei anni sta attaccato a quella che una volta era una terza coppa D.

Le madri che militano nel partito Madri Vegane Unite e che fanno la spesa solo Bio, che è meglio la fascia, no ai vaccini, si all’Homeschooling possono anche arrivare a fare il funerale alla placenta, coprendola di fiori di lavanda, seppellendola con canti, pianti e piccola lapide e soprattutto, ti invitano. Sono quelle madri che ti devono convincere a forza che devi farlo un figlio, sei nata per questo. Fra loro e il Testimone di Geova che ti racconta che la fine del mondo è vicina, ve lo assicuro, è più simpatico il predicatore che trovare all’angolo di via Nazionale.

Ci sono poi le scienziate della maternità, quelle che non ti danno il tempo di dire che le tue ovaie stanno benissimo, anche gli ovuli e che no, non hai bisogno della ovodonazione a Praga, in Turchia o in Spagna,  e che no, la crema per aiutare il concepimento non l’hai mai sentita e che no, pagare una cifra esagerata per un attrezzetto  per fare la pipì su uno stick e poi inseguire l’uomo di casa (che nei racconti diventa un donatore di sperma non più il marito) al grido di sto ovulando! non rientra nel tuo budget.

Non so se vi capita, ma di solito i maschi in queste situazioni si defilano.

Restano così le donne, tutte donne, e si scatena un processo al tuo utero che non sarà abitato per molto tempo, perché in fondo stai vivendo i 36 is the new 26 e sei tremendamente felice nel tuo corpo. Vivi tranquillamente la totale mancanza di istinto materno che non equivale all’odiare i bambini, semplicemente hai deciso che la tua vita, adesso (ma forse anche dopo) non vede un figlio come guest star. Te ne parli con tranquillità e non ti azzarderesti mai a dire e tu perché invece ne hai fatti tre semplicemente perché credi ancora nel libero arbitrio. Ma le madri, no. Il 99% si sente in diritto di non comprenderti e criticarti in maniera talmente aggressiva che ti senti vicina a Giovanna D’Arco mentre brucia. Le critiche diventano moleste e non comprendono la tua libertà, che era anche la loro, di essere una donna normale e non la cosplay della Vergine Maria.

O sei madre, moglie, stanca ma felice, condividi con loro una maternità spesso gestita da medici incompetenti, crudeli, da strutture inadeguate, oppure sei una stronza, rilegata di solito a giocare a carte coi maschi della situazione. Eppure sono donne. Abbiamo trascorso le stesse cose, dal maschio che ti fa pesare i tuoi 15 chili in più all’innamoramento totale e ossessivo. Sei stata come loro, sei come loro. E un figlio è una variabile della vita, non la massima prova che tu, giovane trentenne, devi affrontare per avere un posto socialmente rivelante.

Non voglio essere attaccata per le mie scelte, non voglio essere attaccata dalle mie simili.

Questa cattiveria, questa voglia di criticarti e destabilizzarti, attaccarti un cartellino al collo ed esporti, alla gogna, perché non vuoi omologarti. Te, che nell’omologazione purtroppo ci sguazzi a disagio da vent’anni. La solidarietà fra donne esiste, ma è rara, preziosa quando la si trova.

Per la stragrande maggioranza le donne si uccidono l’una con l’altra, diventando anche più sessiste dei maschi, abilissime in una lotta al massacro della tua simile che è la tua nemesi.

Carissime Mamme, che voi siate vegani militanti, montessoriane, felici o infelici, che ne abbiate solo uno o undici, fate un favore alle donne che come me vogliono solo e semplicemente vivere la loro vita, come voi: rispettate l’utero altrui.

Rispondi

Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi