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Un buco nero

Black hole sun/ Won’t you come/ And wash away the rain?

di Marco Moscato

Sono le 3,30 quando AP lancia la notizia  da Detroit.

Chirs Cornell è morto.

Una morte “improvvisa e inattesa” dichiarerà il suo manager ad AP poco dopo.
Un suicidio in una camera d’albergo si dirà in serata.

Improvviso e inatteso come quando entrò con “hunger strike” dalle casse nel tedio pomeridiano di provincia, lasciando, stavolta, silenzio, quel suono fine e onnicomprensivo del nulla dello spazio che solo Kubrik riuscì a cogliere in “2001: Odissea nello spazio “.

Simbolo ed icona grunge, fermento esplosivo nato sotto l’ombra dello Space Needle di Seattle, embrionale nei Temple of Dogs, nato come Soundgarden e Pearl Jam poi, in contrapposizione con la voce calda e diretta di Eddie, quella di Chris entrava piano sottotraccia squarciando dall’interno toccando vette inesplorate confondendosi con il suono dello spazio, per poi svanire tra gli echi distorti di delay.

I Soundgarden sono stati indiscutibilmente una delle band più rappresentative del grunge, sia per il modo affine con gli Alice in Chains verso una deriva hard rock, sia per essere stati i primi a segnare con una major la A&M Records per la pubblicazione de “Louder than love”.

La consacrazione avvenne nel ’94 con l’album “Superunknown” con la celeberrima “Black hole sun”.

Dopo lo scioglimento, l’avventura di Chris continua come frontman degli Audioslave.

Composti per tre quarti da ex membri dei Rage Against Machine, Morello, Commerford, Wilk, con il primo album studio guadagnarono disco di platino e le fama accrebbe soprattutto per i live e proprio per un live, entrarono nella storia come il primo gruppo rock statunitense ad aver tenuto un concerto a L’Avana.

Pochi anni dopo il gruppo si sciolse per dissidi interni.

Chris ebbe una breve parentesi da solista per poi ritornare ancora una volta con i Soundgarden.

Sembra che nella distorsione e nelle pieghe del tempo, lentamente la “nostra generazione scompare” rimanendo aggrappata alle tracce di ciò che avremmo voluto essere, liberi, “Blow up the outside” ricominciando a costruire.

Ma nulla è ineluttabile, continueremo a sentirci liberi ascoltando, vivendo con melanconia pezzi di gioventù, le idee e i suoni rimarranno e anche se i virus distruggeranno milioni di server e dati avremmo con noi le nostre piastre e le nostre musicassette “Like the sun we will live to rise again.”

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