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Nessuno si aspettava Harry Styles, ma forse lo aspettavamo da sempre

di Rossana Soldano

Per la corretta lettura di questo pezzo è consigliato spogliarsi di pregiudizi, stereotipi e scetticismo.
Se poi vorrete applicare questo principio anche nella vita quotidiana saremo felici di avervi ispirati.

‘You can be anything you want to be / Just turn yourself into anything you think that you / could ever be / Be free with your tempo be free be free / Surrender your ego – be free be free to yourself’

da ‘Innuendo’, Queen

‘When they say “sit down” I stood up’

da Growin’ Up
Bruce Springsteen

‘Per me il termine “rock’n’roll” non è assolutamente obsoleto.
Significa libertà (…) non ha mai perso quel significato di libertà
d’espressione. Credo che sia la cosa più liberatoria che esista al
mondo.

Billie Joe Armstrong

 

Se fosse una storia sarebbe molte storie insieme.

Una di quelle in cui racconti di un protagonista e lo immagini in un certo modo, ma poi le vicende che gli scrivi intorno iniziano a sfuggirti di mano e finisci per essere vittima di un plot twist che non avevi immaginato, di una storia che non fa andare in direzioni imprevedibili.

Ironico (persino iconico) per una storia cominciata con una sola direzione, perdonate la banalità.

Per sguardi distratti, Harry Styles è solo un nome su un cartonato, il fortunato debuttante del mese in uno degli ingressi Feltrinelli, belloccio, patinato, con un’aria glamour che incuriosisce perché è lontana dai ragazzini che si vedono nelle immagini semplici dei primi cd post talent.

Il suo nome non è ancora un nome vero.

Per tutti Harry Styles è ancora il riccio dei One Direction.

Eppure, pochi giorni fa ha esordito con ‘Harry Styles’, suo primo album solista.

Se lo raccontassi in cifre, Harry Styles sarebbe già un prodigio di vendite.

Con i One Direction ha venduto più di cinquanta milioni di dischi.

Su Instagram ha un seguito di più di venti milioni di persone, ed è il primo britannico a superare i trenta milioni di follower su Twitter.

L’album di debutto ha esordito al primo posto in classifica in più di ottanta paesi.

Il singolo che l’ha anticipato, ‘Sign of the times’, è arrivato alla prima posizione in classifica su iTunes USA in circa 19 minuti, il record precedente era di Adele, che con ‘Hello’ nel 2015 ne aveva impiegati cinquanta.

Il suo tour mondiale, presentato prima dell’uscita dell’album, era sold out trenta secondi dopo la messa in vendita dei biglietti.

Stessa sorte per i tagliandi del concerto segreto che ha tenuto a Londra il giorno dopo l’uscita dell’album, dalla pubblicazione delle informazioni per l’acquisto e il sold out, sono trascorsi un’ora e quindici minuti, e potevano essere presi solo di persona e sul posto.

Ma la cosa sorprendente è che questi numeri non sorprendono nessuno.

Perché nell’era dei social, dell’attenzione mediatica settata a livelli di stalkering, dei grandi fratelli appostati
cellulari alla mano in ogni angolo di strada, quando le vite dei teen idol diventano quasi reality show, questi
numeri colpiscono ma non stupiscono, sono solo record che qualcuno è già pronto a polverizzare.

Lo avevano già cantato i Take That, ‘never pretend that it’s all real, someday soon this will be someonelse’s dream.’

*non fingere che sia tutto reale, molto presto questo sarà il sogno di qualcun altro

Molti vengono schiacciati da questa popolarità, Zayn Malik, suo ex compagno di band, dopo aver lasciato i One Direction, ha dichiarato di aver avuto problemi di alimentazione perché non si sentiva più padrone della sua vita.

Lo stesso Robbie Williams, subito dopo i Take That, dovette trascorrere del tempo in riabilitazione da alcol e droga, prima di iniziare a fare sul serio con la sua carriera solista.

Anime ribelli che hanno scelto la libertà piuttosto che scendere a compromessi con la celebrità.

Ma è proprio questo il plot twist nella storia di Harry Styles, è la fama che sembra debba scendere a compromessi con lui.

Nonostante la preferenza del pubblico, nonostante l’evidente pressione perché intraprendesse una carriera solista, nonostante avesse già trovato in Jeff Azoff un manager e un mentore, ha aspettato che l’esperienza con i One Direction avesse una fine naturale.

Non si atteggia a ragazzo ribelle, quando gli chiedono del suo passato non prova neanche a distaccarsene,
figuriamoci a rinnegarlo, sorride senza malinconia e fa notare entusiasta come il pubblico teen non sia un
pubblico inconsapevole, ma ha gusto e carattere, che si può non condividere ma che deve essere tenuto in
considerazione, perché gli adolescenti sono il futuro.

Classe 1994, ragazzino del Cheshire presentatosi alle audizioni di xFactor con aria da cucciolo smarrito, ha incantato la platea e due dei giudici con una versione acustica di Isn’t she lovely di Stevie Wonder, scartato da solista e poi messo in una band con altri quattro ragazzi, quello che probabilmente rende Harry Styles così diverso da generazioni
di teen idol è l’assoluta incapacità di lasciarsi incastrare in uno stereotipo.

Mesi fa è stato il protagonista di un numero di Another Man, nota rivista americana.

Nel servizio fotografico indossa capi di alta moda senza preoccuparsi del genere per cui sono stati disegnati, non è una novità, sono anni che è un’icona di ambiguità.

Quando gli chiedono della sua sessualità risponde che non è importante, perché l’orientamento sessuale non definisce le persone.

Per la stessa rivista è stato intervistato dall’ex Beatles Paul McCartney ma a guardare le immagini ammicca in modo evidente a Mick Jagger.

Non ha mai nascosto Harry di venerare il frontman dei Rolling Stones, durante una recente apparizione al Saturday Night Live l’ha anche imitato in un esilarante sketch con Jimmy Fallon.

Jeff Bhasker, il produttore che ha curato il primo album di Styles ed ha lavorato con gli Stones, ha dichiarato in un’intervista a Variety che ‘c’è un solo Mick Jagger e un solo Harry Styles, ma entrambi hanno lo stesso tipo di carisma.’

I fan di Mick Jagger non si sono sentiti per nulla lusingati dal paragone e quando hanno twittato insulti coinvolgendo lo stesso Jagger, lui ha risposto di non esserne offeso affatto.

Non è l’unico ad essere rimasto folgorato da Harry.
Nella primavera del 2016 Christopher Nolan lo sceglie per interpretare un soldato inglese in ‘Dunkirk’, il suo ultimo film -che sarà nelle sale nell’estate del 2017.

Dopo l’uscita dell’album, Gene Simmons -e non spiegherò chi è, per dignità di questo giornale e rispetto dei miei lettori- ha cinguettato entusiasta‘Eccezionale. E’ così che si resuscita il rock.’

Ha ragione.
E’ ipnotico.

E’ un album complesso, diverso, inaspettato, i pezzi sono così diversi gli uni dagli altri che si fa fatica a capire che appartengano tutti allo stesso artista.

A livello testuale sembra quasi trattarsi di un concept album, ma non come una storia vera, più un puzzle da ricomporre.

E’ come se in ciascuna canzone aggiungesse dettagli, ampliando il punto di vista dell’ascoltatore.
Non ci dice se e come finisce questa storia, ce ne racconta dettagli intimi, aneddoti, rabbia, dolore.

Menzione d’onore per l’ultima traccia, From the dining table, per tutto il brano sembra di sentire la raucedine di Hank nella voce trascinata di Styles, non è un’illusione, il ragazzo legge Bukowski.

Se esiste qualcosa di ovvio in lui, è che dove pensi di non trovarlo mai, è esattamente lì che sarà.

In un articolo di Rolling Stones, Rob Sheffield ha parlato di due dei suoi numerosi tatuaggi -i nomi ‘Arlo’ e ‘Jackson’- supponendo che siano un omaggio ai musicisti Browne e Guthrie.
E’ un pensiero lecito ma ancora una volta la verità spiazza, Jackson infatti non è altro che il nome di uno dei figliocci di Harry, il figlio del fotografo Cal Aurand.

Il sound dell’album è sorprendente.

La voce graffiata della voce di Harry Styles sarebbe perfetta per il suono sporco del vinile.

Dalle ballate folk al rock & roll più travolgente, ogni pezzo contiene tracce di generi diversi ma miscellati in modo armonico.

Si riconoscono contaminazioni di rock inglese anni Sessanta e Settanta, e poi David Bowie e i Queen,
senza dimenticare i Rolling Stones e i Beatles ed è tutto assolutamente possibile se consideriamo che,
a dispetto dei suoi ventitré anni, questa è la musica con cui lui racconta di essere cresciuto.

Sembra quasi sia nato già vecchio, solo dopo averlo visto su un palco ti convinci che invece non invecchierà
mai, perché possiede l’ingenuità dell’impossibile, come Freddie Mercury, come Bruce Springsteen, come Elvis.

Sembra ci sia, in lui, la riposante certezza che il mondo non possa corromperlo, guastarlo. E  questo, che sembra essere l’opposto di
ciò che immaginiamo essere il rock and roll, ne è invece la vera
essenza.

Perché atteggiarsi a rock star è diverso che essere una rock star.
Harry Styles non distrugge camere d’albergo o chitarre sul palco.

Ha l’inusuale abitudine di salutare e stringere la mano a ogni persona presente in una stanza.

Durante le prove di un’esibizione con i One Direction, insistette per andare di persona a ringraziare i tecnici,
quando scoprì che non ci fosse modo di arrivarci scavalcò semplicemente la rete di protezione.

Chris Martin ha detto che ‘rock’n’Roll significa fare quel cazzo che vuoi. non strafarsi di droga o essere edonistici: significa non badare a cosa gli altri pensano di te. rock’n’roll significa cercare il piacere definitivo.

Nessuno più di Harry Styles è portavoce di questa verità.

Non è più il ragazzo fragile che piangeva durante un’intervista perché non riusciva ad essere qualcuno a cui non importa di ciò che pensa la gente.

Sette anni dopo è quella persona.

Sette anni dopo ha scritto l’album più sincero che potesse scrivere, si è messo a nudo, ha parlato di sé nella sua musica come non aveva mai fatto prima, ha prestato il fianco a critiche da cui nessun compagno di band avrebbe più potuto proteggerlo.

Ha investito tutto se stesso in un album ambizioso, senza timori reverenziali nei confronti dei nomi e della storia della musica che gli hanno messo accanto e con cui si sarebbe inevitabilmente confrontato.

E lo ha fatto senza rinnegare mai ciò che è stato, facendosi forte di un passato che macchia la sua musica
quanto il suo gusto personale, il suo talento, le sue qualità vocali, il suo carisma.

Harry Styles è un artista senza etichetta, che profuma di rock & roll e di libertà.

‘Il cielo sa che ero solo un ragazzino’ -cantava George Michael in Freedom, ‘non sapevo quello che volevo diventare/ ero la gioia e l’orgoglio di tutte le bramose scolarette / e immagino che per me fosse abbastanza / per vincere la gara, un viso più carino!/ vestiti nuovi di zecca e una casa grande e grossa / sulla tua TV rock’n’roll / ma oggi il modo in cui mi comporto non è più lo stesso per nulla / penso che mi renderò felice

Non è un caso che la cover di Freedom sia stata la prima canzone della carriera solista di Robbie Williams.

I detrattori, i cultori della buona musica, quelli che non ascoltano, che non cambiano idea, mai, hanno storto il naso anche allora.

Ma il bello è esattamente questo.

A lui, non interessa.

Per tutti gli altri, noialtri, forse è vero che non ce l’aspettavamo Harry Styles, parafrando i Monty Python, nessuno si aspettava Harry Styles, ma forse lo aspettavamo da sempre.

https://www.youtube.com/watch?v=iScgCFyQ96A

 

 

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