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SettePerSette: la libertà fra le pagine dei libri.

Mi dicono, scrivi qualcosa sulla libertà. E mi ritrovo a farmi alcune domande. Al punto che non saprei nemmeno da dove cominciare, nemmeno da dove partire anche solo per dire cosa significhi la parola stessa.

di Annalisa Cozzolino

Libertà, che sublime ed estrema parola. Per l’uomo ricerca di vita, l’unica cosa per cui valga sempre la pena lottare. Essere liberi vuol dire essere capaci di scegliere cosa si vuole e come si vuole, significa avere il diritto di lottare per ciò in cui si crede, di esprimere le proprie idee, anche a costo di andare controcorrente. Come afferma Isaiah Berlin: “La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla”.

Ma se escludiamo che ci sia un modo per stabilire il concetto di libertà come concetto astratto, come dato metafisico e inafferrabile per ragioni sociali, culturali, ideologiche, in che modo e soprattutto perché ci rappresentiamo la libertà? 

Perché da sempre scrittori, filosofi, cineasti ne hanno discusso, l’hanno rappresentata, raccontata o perlomeno ci hanno provato. Perché gli uomini hanno lottato per essa, e per essa in molti casi hanno perso la vita. Scrivere della libertà è come vedere molte mani che dipingono su una tela enorme nello stesso preciso istante. Perché per ognuno di noi la libertà è un concetto universale ma allo stesso tempo molto, molto personale. Spesso, io che abito tra i libri da quando sono capace di leggere, mi sono trovata tra le mani romanzi o saggi che ne parlassero. Ed è attraverso di essi che vorrei provare a dire qualcosa anche io sulla libertà, su ciò che significa per me.

1984 – George Orwell

« L’Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza. »

1984 è un romanzo a dir poco cruciale sulla libertà di pensiero. La lungimiranza lucida e rigorosa di questa utopia negativa oggi è più attuale che mai. Orwell analizza con straordinaria sagacia i meccanismi perversi e scellerati del potere, la sua capacità di annullare ogni sentimento umano, ogni pensiero, di stravolgere e corrompere perfino il linguaggio; di sopprimere, senza alcuna riserva, la volontà e la libertà dell’individuo. Scritto nel 1948, 1984 getta una luce inquietante sul futuro immaginato da Orwell. E quanto si è allontanato lo scrittore dalla realtà attuale, se oggi l’espressione ‘Grande Fratello’ non è altro che la rappresentazione della dipendenza e dell’inebetimento dalla tv spazzatura?

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

«Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. »

Nel 1951, come Orwell qualche anno prima, Bradbury aveva profetizzato, in modo visionario ma efficace, un’umanità dominata dalle tecnologie e totalmente asservita ad un governo totalitario. Il protagonista di questo romanzo è un pompiere che però non spegne il fuoco, anzi appicca roghi alle case di coloro che infrangono la legge conservando in casa dei libri perché leggere è proibito. Egli non riesce a comprendere per quale motivo le persone rischino la loro libertà, la loro casa, la loro vita per i libri, finché non comincia a salvarne alcuni e a leggerli di nascosto. Anche qui viene affrontato il tema del controllo della società attraverso la cultura, l’imposizione di un consumo di massa dove nulla conta se non l’apparenza e l’appagamento materialista. Coloro che resistono conservando i libri agiscono coraggiosamente per far dono agli altri di ciò che il sapere e la cultura possono offrire: essere liberi di pensare.

La Macchia Umana – Philip Roth

«Due anni il loro primo incontro decisero di sposarsi e questo fu allorché, per questa licenza che si era preso, questa libertà che aveva scandagliato, per le scelte che aveva osato fare (e davvero avrebbe potuto essere più scaltro o intelligente nel conquistare ed esibire un io abbastanza grande da contenere le sue ambizioni e abbastanza formidabile da sfidare il mondo?), gli fu richiesto il primo grosso pagamento

Coleman Silk, il protagonista di quello che forse è il più bel romanzo di Philip Roth, ha un segreto che ha nascosto per anni e che nessuno ha mai scoperto. Ha una personalità formidabile, uno di quei personaggi che occupano le pagine di un libro anche quando non sono presenti e il narratore racconta di altro. Brillante studente con un’ altrettanto brillante carriera universitaria davanti a sé, che poi di fatto intraprenderà, si trova, in un momento cruciale della propria vita, a dover fare una scelta. Il buon senso e il mio essere appassionata lettrice mi impedisce ovviamente di svelare tale segreto a chi ancora non si è trovato tra le mani questo straordinario romanzo; posso aggiungere però che Coleman Silk sceglie di affermare il proprio io, sceglie, con tutte le conseguenze che ne derivano, di poter essere libero di affermare la propria individualità, il proprio essere unico; tale scelta lo porterà a vivere la vita che ha sempre desiderato, fuori dagli obblighi di una società che gli avrebbe altrimenti impedito di realizzarsi. Coleman Silk combatte per essere la persona che vuole a tutti i costi diventare, nonostante il prezzo altissimo di cui la vita infine, inesorabilmente e paradossalmente, gli chiederà il conto.

Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank – Stephen King

«Mi accorgo di essere eccitato, a stento riesco a stare seduto o trattenere un pensiero. Credo sia l’eccitazione che solo un uomo libero può provare, un uomo libero che inizia un lungo viaggio la cui conclusione e’ incerta. Spero di farcela a passare il confine. Spero di vedere il mio amico e stringergli la mano. Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni. Spero.»

Non ho letto molto di Stephen King, perché l’horror mi terrorizza abbastanza. Tuttavia, considerare questo superbo narratore semplicemente uno “scrittore di horror” è quanto di più sbagliato possa esserci. Può darsi che il titolo di questo racconto non dica granché, ma se provassi a chiedervi se avete visto il film “Le Ali della Libertà”? Ecco, scommetto di si. Allora vi ricorderete senza dubbio di Andy Dufresne, un uomo innocente accusato di duplice omicidio e condannato all’ergastolo. Andy Dufresne, che strisciò attraverso un fiume di merda per uscirne pulito dall’altro lato. La perdita della libertà, nonostante gli costi la prigione, non fiacca l’animo del protagonista di questo racconto. Egli mantiene la propria dignità anche all’inferno, anzi, è proprio lui a rendere il carcere un luogo diverso solo con la sua presenza. Quanti di noi scegliamo di non arrenderci alla monotonia, di scavare il tunnel che un giorno ci renderà liberi? Forse pochi. Andy Dufresne riesce a conservare, nel peggiore dei luoghi, le qualità che ognuno di noi vorrebbe possedere: costanza, pazienza, e soprattutto, libertà.

Delitto e Castigo – Fëdor Dostoevskij

«La libertà illimitata e arbitraria si autonega; o non sopporta se stessa, consegnandosi alla legge, oppure si dissolve in uno stato di noia e di indifferenza autodistruttiva, culminando nel suicidio. »

Non credo che un romanzo come Delitto e Castigo abbia bisogno di molte presentazioni. Il tema della libertà qui si presenta sotto forma di non obbedienza alle leggi morali, ovvero: per essere liberi si deve obbligatoriamente obbedire a tali leggi morali, ci sono nel cuore e nell’animo umano dei canoni precisi a cui l’uomo deve inesorabilmente sottomettersi? E’ da questi problemi che il protagonista di questo romanzo è dominato: gli uomini si dividono in due categorie, quella degli uomini comuni e inferiori che a null’altro servono se non ad incrementare la razza umana, e gli uomini veri e propri che sono portatori nella società di una “parola nuova”, e che a differenza dei primi, unicamente votati all’obbedienza, trasgrediscono tutte le leggi. Per scavalcare il limite della legge morale che soffoca la libertà, per provare che la propria libertà è più importante della legge morale, Raskol’nikov si spinge fino all’omicidio. Nel tentativo di andare al di là del bene e del male, egli in realtà ha ucciso sé stesso, perché il rimorso per ciò che ha fatto lo spingerà in una cupa angoscia che sfocerà nel pentimento e nella voglia di riscatto per il delitto commesso.

Un Uomo – Oriana Fallaci

«Non piangere, Alekos. Perché piangi?» «Perché ho sbagliato tutto. Mi sono fidato degli uomini, ho sbagliato tutto. Ho creduto che agli uomini importasse la verità, la libertà, la giustizia. Ho sbagliato tutto. Ho creduto che capissero. Ho sbagliato tutto. A cosa serve soffrire, battersi, se la gente non capisce, se alla gente non importa? Ho sbagliato tutto.»

Questa è la storia di un uomo, Alekos Panagulis, raccontata dalla donna che amava e che lo ha amato. E’ la storia di un uomo che non si è piegato alla dittatura, alla prigione, alle torture fisiche e psicologiche, che la Fallaci dipana, pagina dopo pagina, in maniera cruda, prepotente, implacabile. Panagulis è stato fondamentalmente un eroe solitario, un uomo che non trascinava le masse dietro di sé. Dopo la caduta della dittatura in Grecia, egli si ritrova a lottare per un popolo che si adegua alla propria condizione perché gli conviene, che non vuole o non può uscire in maniera definitiva dalla propria schiavitù. E’ faticoso, è stremante, è avvilente cercare di sconfiggere i giochetti della politica da cui egli si sente moralmente schiacciato. Con il suo coraggio e la sua voglia di non soccombere, tuttavia Panagulis ha lasciato un segno profondo nella storia del suo Paese e nella storia dell’umanità, diventando a pieno diritto simbolo di libertà e democrazia. 

Il coraggio di scegliere-Riflessioni sulla libertà – Fernando Savater

«Se è vero che ciò che ci definisce come esseri umani è la nostra capacità di scegliere, allora questa capacità è ciò su cui più di tutto vale la pena riflettere.»

Fernando Savater è uno dei più noti intellettuali spagnoli di oggi. La libertà è un argomento piuttosto ricorrente nei suoi scritti, e dopo tanti romanzi mi sembrava giusto dare uno spunto di riflessione sulla libertà dal punto di vista filosofico. Savater non afferma che siamo liberi di fare tutto ciò che desideriamo, ma nemmeno siamo obbligati a fare una cosa sola; non possiamo decidere cosa deve o non deve succederci, ma siamo liberi di rispondere in un modo o nell’altro a ciò che ci accade. La Libertà non si identifica con l’onnipotenza, ma quanto più saremo in grado di agire, migliori saranno i risultati che potremo ottenere dalla nostra libertà. La nostra libertà è limitata da molte cose come malattie, eventi imprevisti, governi che ci opprimono: ma la nostra libertà rimane ciò che abbiamo di più potente. Possiamo scegliere quanto più possibile la vita che vogliamo vivere, scegliere ciò che ci sembra giusto per noi, evitare ciò che può fare del male a noi o agli altri. Ma le nostre scelte possono comportare degli errori, ed è per questo che sta a noi cercare di operare le nostre valutazioni acquisendo un saper vivere che ci permetta di fare le scelte migliori possibili. Questo saper vivere altro non è che ciò che chiamiamo etica.

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