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Venezia. Ibridi e mostri nell’arte contemporanea.

Nel mondo moderno, la nozione di “ibrido” è diventata una componente inalienabile della vita quotidiana. Sono ibridi meccanismi, computer, prodotti, vestiti, metodi di educazione, spazi, corpi, linguaggi, finanche strumenti di guerra. Etimologicamente il termine greco Hybris, da cui deriva la locuzione latina Hybridus, significa peccato e tracotanza, hubris. I primi filosofi greci vedevano l’uomo e la natura come un’entità unica. Il distacco da quest’ultima era accompagnato da orgoglio e audacia (hybris), che provocavano caos e distruzione. Un tale comportamento degli uomini (Icaro, Fetonte, Aiace) è descritto nella mitologia greca come una costante tensione dell’umanità verso una dimensione superiore, implacabilmente punita dagli dèi. Se consideriamo la moderna “rivoluzione tecnologica” sotto questa ottica, allora lo sforzo delle persone per conquistare il mondo a ogni costo e creare delle protesi-ibrido per la propria vita quotidiana è, a tutti gli effetti, l’hybris moderna.

Tuttavia nell’arte contemporanea questo sforzo funziona bene, spazzando via il cliché della “vile ordinarietà” del mondo. La ribellione, la protesta e l’audacia ci riportano al fronteggiarsi di ordine e caos; ci piazzano implacabilmente davanti lo specchio della nostra identità. Sembra che gli artisti, in modo molto più radicale rispetto a chiunque altro, ci offrano una giustapposizione e uno scambio con la “alterità” che si introduce nelle nostre vite quotidiane. Cosa ci riserva un futuro in cui le macchine venissero come estensione della specie umana? Cosa succederebbe se le tecnologie non avessero più bisogno dell’uomo?

Il progetto nelle sale di esposizione della biblioteca di Ca’ Foscari, organizzato da MediaArtLab CYLAND, comprende opere di 19 artisti da Italia, Russia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio e Stati Uniti. Il tema del progetto esamina uno dei meccanismi fondamentali della società – la connessione di ciò che non può essere connesso, i problemi nelle relazioni tra il “proprio” e ciò che è “d’altri”, sfocando i limiti di concetti ben definiti. Nell’esibizione le nuove tecnologie e i vecchi media creano uno spazio dove il territorio personale delle opere non è delimitato, ma si uniscono e influenzano a vicenda, creando nuovi “frutti ibridi” della percezione dell’arte. Cyberspazi strutturati, riflessioni post-sovietiche, ibridi tra geometria e classici, arte e vita – tutta questa diversità di oggetti presentata dagli artisti suggerisce come questo tema fosse rilevante 5,000 anni fa esattamente come ora.

La natura dinamica della cultura è il risultato della coesistenza di diversi linguaggi in uno spazio culturale comune: più affollato e saturato è lo spazio culturale, più sarà complesso il sistema originato da esso e di conseguenza accurata la sua rappresentazione del mondo che ci circonda.

Info:

Zattere, Dorsoduro 1392, 30123 Venezia
Boat stop: Zattere

Curatori: Silvia Burini, Giuseppe Barbieri, Anna Frants, Elena Gubanova
Assistenti curatori: Angela Bianco, Alessia Cavallaro, Varvara Egorova

Artisti:

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