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Una playlist sulla libertà

di Raffaele Calvanese

La libertà è senza ombra di dubbio uno degli argomenti più cantati e suonati della storia della musica, forse secondo solo all’amore. Molte canzoni sulla libertà sono diventate dei grandi classici della storia della musica. Ma la libertà è per sue stasera natura indefinibile ed anche canzoni in cui non si nomina mai la libertà in quanto tale sono grandi storie di libertà. Per questo motivo viaggiare con la musica in questo genere di tema è esaltante perché permette di partire da brani che sono varie  propri cult passando per brani molto recenti, passando per brani a cui non si penserebbe mai in prima battuta.

Cream – I feel free

Eric Clapton ha una sorta di tocco magico, ha partecipato ad una miriade di progetti di successo, uno di questi è il leggendario gruppo dei Cream. La canzone I feel free era il brano di apertura del loro album di debutto americano “Fresh Cream” del 1966. IN realtà però in questo brano più che Clapton lo zampino era di Jack Bruce, il cantante e bassista del gruppo. Un brano che ancora oggi suona incredibilmente moderno per la sua capacità di mischiare blues e rock e con quella parte iniziale in cui la voce di Bruce non dice nulla di particolare ma è come se giocasse. Un brano che trasmette un’energia incredibile ogni volta che lo si ascolta, anche a distanza di anni.

Giorgio Gaber – La libertà

Alcuni brani entrano nella mente delle persone senza riuscire ad uscirne, anche dopo anni, per motivi a noi sconosciuti.

Gaber era uno degli eroi di mio padre, uno degli esempi di quella generazione che fu il ’68 in Italia. Un intellettuale prestato alla musica, o un  musicista prestato al mondo degli intellettuali, un uomo di teatro, un artista a tutto tondo. Ed è da quando sono bambino che, anche senza conoscere per filo e per segno la discografia di Gaber, ho sempre saputo un verso di questa sua canzone, perché mio padre lo ripeteva sempre, e quella canzone e quel verso sono diventati anche i miei. La libertà è partecipazione, e spero di non dimenticarlo mai, perché difficilmente ho trovato una definizione migliore di libertà.

Queen – Innuendo

Innuendo è stato un album di commiato. I Queen lo hanno registrato durante gli ultimi mesi della vita di Freddie Mercury, la canzone che dà anche il titolo all’album letteralmente significa “insinuazione” ma più del titolo quello che mi ha sempre colpito è la potenza di questo brano, assertivo i tutti i suoi passaggi, quasi dai toni apocalittici, musicalmente parlando. La maestria dei Queen riescee a mescolare in una sola canzone una serie di generi diversi tra loro e a farli convivere perfettamente. Intuendo è un esempio lapalissiano di libertà Questo concetto viene poi esplicitato nella seconda parte della canzone dopo lo spettacolare assolo di Brian May quasi fosse un chitarrista di flamenco in un climax che porta Freddie Mercury ad urlare con tutta la vita che aveva ancora in copro “puoi essere ciò che vuoi, devi solo volgere te stesso a ciò che vuoi diventare, sii te stesso, sii libero al tuo ritmo…”

The smiths – please please please let me get what i want

La libertà spesso è un desiderio inappagato. Gli Smiths e Morrissey nello specifico ne hanno cantato ogni sua sfumatura, anzi di più, ne hanno fatto una ragione di vita. Perché essere liberi non significa soltanto far ciò che si vuole, ma fare le cose a modo proprio. Le canzoni degli smiths trasudano libertà dalla prima demo fino all’ultimo secondo dell’ultimo loro album. Gli smiths hanno cantato di un primo ministro come la Tatcher da mandare alla ghigliottina, di unione di tutti i ladri del mondo, hanno raccolto al loro cospetto tutti gli innamorati non corrisposti, tutti coloro che non riuscivano a riconoscersi in loro stessi. Please please let me get what i want è un canto disperato che anela la libertà di poter essere ciò che si vuole, è una melodia straziante che si racchiude in meno di due minuti ma è  capace di ferire il petto di ognuno che l’ascolta meglio di un pugnale affilato. Perché la libertà è un concetto che trae forza dalla fatica che ognuno di noi adopera per raggiungerlo.

Subsonica – Liberi tutti

Io la libertà spesso la associo ai concerti dei subsonica. Quando ero alle superiori in Italia si suonava più o meno sempre la stessa musica. Poi una volta con degli amici sono stato ad un concerto di Samuel e soci. Era il 1997, si capiva subito che quel gruppo era musicalmente libero, avanti, capace di precorrere i tempi in quello che attorno a loro sembrava essere tutto fermo. La conferma la avemmo col secondo album “Microchip emozionale”. La musica dei subsonica non potevi ascoltarla semplicemente a casa, andava vissuta insieme al senso di liberazione che ti dava ballare e pagare ai loro concerti. Per certi versi era un ritorno ad una danza primordiale fatta di scontro, sudore e fatica, ma tremendamente liberatoria. Ed ora che i subsonica sono in “pausa di riflessione” e le superiori le ho finite da un bel po’ di anni riascoltare una canzone come Liberi tutti mi fa tornare ogni volta un brivido su per la schiena, come se non fosse passato del tempo, come se sentissi ancora quella sensazione di un contorno stagnante che ha bisogno di essere smosso da canzoni così.

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