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Ce lo vediamo un film?

Anche questo mese la nostra redazione vi propone un film da vedere (o rivedere)

di Ilaria Minghetti

 

 

Questa volta mi assumo un rischio, e pure bello grosso. Parlare di due film non propriamente mainstream, “The woman” è uscito direttamente un video ed è passato in televisione su “Rai4” qualche volta in tarda serata mentre “Agorà” è stato visto pochissimo ed è  quasi costato la carriera ad Amenabar, tornato dietro la macchina da presa soltanto nel 2015 con “Regression” (“Agorà” è del 2009).

Rischio anche perché sono due film tutt’altro che consolatori, anzi, parliamo di due opere cupe, tragiche, a tratti una  addirittura soffocanti con al centro due donne disposte a morire ed uccidere per difendere la propria libertà.

Raccontare la vita di Ipazia, figlia di Teone, matematica e filosofa Alessandrina uccisa da un gruppo di fanatici parabolani, nel marzo del 415 durante l’epoca delle persecuzioni anti pagane stabilite per legge dai Decreti Teodosiani non era facile. Di lei si sa poco, nata ad Alessandria nel 340 d.c.,figlia di Teone, matematico pagano, aveva viaggiato, era stata a Atene e Costantinopoli, era filosofa, matematica e docente al Museo (l’Università di Alessandria); delle sue opere non è però rimasto nulla. Il rischio era di romanzare eccessivamente il tutto . E tra le critiche più feroci vi è stata proprio quella di aver trasformato il racconto della  vita della scienziata in una sorta di peplum moderno. Critiche a mio parere  eccessive.

Amenabar  si prende senza dubbio parecchie licenze, la distruzione della biblioteca di Alessandria cominciò prima del periodo raccontato, il servo Davo non è mai esistito, forse Ipazia all’epoca dei fatti non era così giovane e bella,  ma alla fine “Agorà” raggiunge efficacemente il suo scopo, tanto che il film realizzato nel 2009 faticò a trovare una distribuzione nel nostro paese, pare non fosse troppo gradito al Vaticano, uscendo soltanto in poche copie quasi due anni dopo.

 

L’opera di Amenabar per quanto mi riguarda rimane una potentissima denuncia contro le stragi compiute dai cristiani  in quel periodo quando lo spirito religioso divenne fanatismo, ed ha il merito di raccontare il martirio di Ipazia, scienziata e donna, disposta a morire per difendere le proprie idee e la propria libertà.

Con “The woman”cambiamo completamente genere. “Misogino”il  film di  Lucky McKee venne etichettato così alla sua presentazione al Sundance 2011. ma le accuse di misoginia dimostrano una lettura del film piuttosto superficiale.

McKee non sceglie certo la via più facile ma lascia alle figure femminili l’unico vero barlume di speranza.Chi sono i veri mostri? Lo scopriamo presto, e no, non è la donna selvaggia rapita nel bosco e portata a casa per essere “civilizzata”; i mostri si nascondono dietro alla famiglia all’apparenza perfetta incapace di ogni forma di comunicazione se non quella della violenza.

È sarà proprio la donna a scatenare l’incendio , a spingere le due figlie dell’uomo forse, ad un nuovo inizio.

 

“The Woman” è un’opera che merita ben più di poche righerò una semplice recensione. Film difficile, disturbante, se si tralasciano gli ultimi 5 minuti visivamente forti il regista non indugia neppure troppo su dettagli raccapriccianti, capace di riuscire a lasciarti frastornato per un bel po’ dopo la visione. Eppure rimane per me una delle metafore più forti della lotta per la propria libertà.

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