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EGON SCHIELE e GUSTAV KLIMT, COSCIENZE LIBERE SU CARTA E TELA

di Federica Tedeschi

 

Ci sono luoghi, nel nostro mondo, che sudano libertà ma in un modo strano e con un’evidenza diversamente percepibile a seconda degli occhi di chi li guarda, città e posti che si portano dietro quell’odore di coraggio vecchio forse di decenni, magari di secoli; un profumo di intraprendenza che niente di tutto quel che è venuto dopo può coprire.

E io voglio ricordarvi di un tempo in cui anche quella che ai nostri occhi è la più futile e scontata delle libertà, diveniva ambizione pura, che raggiunta avrebbe permesso ai più incalliti tra i sognatori di aprirsi una fessura addosso per far
vedere, senza riserva alcuna, una porzione di anima.

Cruda, sincera ed improvvisa.


Lo so, è difficile il concetto di libertà, ha più sfaccettature di un diamante perfetto e v’immagino già cadere nell’errore di crearvi una specie di classifica mentale con la pretesa di stabilire quale sia, tra tutte, la libertà più preziosa, e mi dispiace deludervi ma non è mai esistita né mai esisterà una libertà con la L maiuscola.

Tutte camminano su uno stesso filo che è intreccio di sogno e conquista, stesso passo, identico ritmo.

Libertà vitale è anche quella di poter creare arte senza dover rispondere a stereotipi e abitudini sentendoti libero di trasferire su una qualunque superficie paure, tormenti, gioie e ricordi. E dovremmo essere grati a quella manciata di uomini che, incuranti del giudizio altrui, questa libertà se l’è presa cambiando la storia prima di una città, e poi di una intera generazione.

Si, sto parlando di uomini come Schiele e Klimt.


A scuola ce la presentano come Secessione Viennese, io vorrei raccontarvela in poche
righe come la più bella tra le libertà artistiche e morali conquistate nello scorso secolo.

Immaginateli questi uomini andare contro tutto, come avanzare controvento su di un molo lungo chilometri di fatica,
ma presi da quel desiderio inamovibile di rivoluzione del bello che mai più sarebbe stato sinonimo di finto ed ideale.

Immaginateli ardere del bisogno di aprire le proprie coscienze come libri dalle pagine consunte e ingiallite,
tenendo sulle righe il segno con il dito, per chi ancora non aveva mai letto nulla di simile.

Immaginateli febbricitanti per la consapevolezza del cambiamento di cui loro stavano per accendere la miccia.
E poi ditemi che non sono la sola a leggere la libertà di riassumere la bellezza in una linea ondulata ed insicura che traccia il confine tra pelle e tempo, in un paio di occhi socchiusi su labbra vestite di rosso, in un corpo di donna nudo e nodoso che sembra contorcersi ad ogni respiro di chi la osserva.


Così, stretta in una posizione che non è mai naturale né comoda, come chiusa in una scatola di vetro libera però di mostrare il suo animo splendidamente imperfetto e sensuale, ella è quel che di più nuovo l’arte vedeva nel secolo scorso.

Ditemi ancora se davvero non vedete la libertà di dipingere la verità dell’amore, come davvero è, in un abbraccio scomodo, contorto e sbilanciato, di quelli che fanno incastrare le costole; in due corpi celati sotto un manto dorato che li fonde in eterno.

Perché no, non deve essere bella per gli occhi la sensualità fatta persona, non deve essere comodo un bacio fugace tra due amanti.

Non può esserci armonia ponderata nell’arte che è finalmente riflesso perfetto del proprio essere.

Tutto diviene imperfezione che sa di verità.

Ed è affascinante riconoscere che questa stessa nuova arte libera sia stata nient’altro che sincero rigurgito di pensieri e tormenti da cui quegli stessi uomini non furono mai liberi.

Per un regalo inaspettato sono stata a Vienna qualche settimana fa, ed ho assaporato la dedizione che questa splendida città ha nei confronti degli artisti che fecero di lei la culla del cambiamento.

Per questo, se voi doveste far parte di quella categoria di umani che possono permettersi una vacanza anche solo di un paio di giorni, vi prego di scegliere questa città.


Ovunque troverete tracce di questi due artisti.

 

Vi segnalo in particolare il motivo principale per cui sareste degli uomini intelligenti se ci andaste entro il prossimo mese: il Museo dell’Albertina espone dal 22 febbraio e sino al 18 Giugno una straordinaria collezione di disegni e dipinti di Schiele in occasione dell’avvicinarsi del centesimo anniversario della sua morte (1918).


L’esposizione è organizzata magistralmente, con degli estratti del suo diario che accompagnano i disegni più intensi.
Il Palazzo del Belvedere ospita permanentemente opere sia di Schiele che di Klimt (tra le quali anche il celeberrimo ‘Bacio’), allo stesso modo anche il Leopold Museum.

Siate curiosi di conoscere una nuova libertà.

 

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