You are here
Home > Art > Jean Michel Basquiat: la purezza di un tormento

Jean Michel Basquiat: la purezza di un tormento

di Federica Tedeschi

Se fino al 2 Luglio dovesse capitarvi di sentirvi improvvisamente attraversati da un’incapacità sentimentale, da un’inutilità del vostro essere simile a quella che colpisce l’uomo medio tutte le domeniche pomeriggio sin dalla notte dei tempi, allora FORSE questo mio rigurgito di sensazioni potrebbe convincervi che il rimedio a questo e a tutto il resto è, e sempre sarà, un’infusione di arte endoanima.

Lo so, il termine endoanima non esiste, ma in un mondo mediatico in cui si considera una normalità la penuria di congiuntivi, io voglio prendermi la libertà di inventare e usare un termine che, provate un po’ a riflettere, ha tutte le ragioni di esistere. Endovena è tutto ciò che materialmente ci entra in corpo muovendosi in circolo grazie ad un’azione meccanica, endoanima è per me qualcosa che per osmosi supera pelle, muscoli e viscere e si adagia lì, dove tutto si sente, tra stomaco e schiena.

E sapete, la cosa davvero figa è che una dose così può costarci davvero poco più di 10 euro.

Non nascondetevi dietro alla solita pigrizia mascherata da quell’ignorante ‘questo artista non so chi sia, non mi interessa’ perché davvero, non serve conoscere vita, morte e miracoli di un artista per sentirsi pronti a vedere una sua esposizione, perché se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che per l’arte non si è mai davvero pronti, lei non richiede una particolare cultura sterile per essere ammirata, amata e compresa.

Solo, esige, una predisposizione dell’animo .

La curiosità su chi sia l’autore di quel che ci fa emozionare deve essere una conseguenza e non una prerogativa.

È sufficiente, all’inizio, avere fame di sensazioni nuove.

Siate ingordi questa volta, regalatevi Basquiat al Chiostro del Bramante.

Non spaventatevi per quel fantasma acre di vernice, acrilico e olio
denso che ancora evapora dalle tele e aleggia nell’aria, ma avanzate
srotolando spazi e stanze sotto i vostri piedi e non distraetevi mai.

Ignorate la diffidenza iniziale, quella che cercherà di convincervi che sia stata una perdita di tempo mentre ancora gli occhi non hanno digerito la prima opera del percorso.

Non abbiate paura, poi, di riconoscere la bellezza nei suoi volti distorti, dagli occhi che si riducono a cerchi, dalle bocche spalancate con denti che sembrano griglie; non vi affannate a cercare in quel che lui scriveva accanto alle sue figure il senso della sua arte, ho sempre pensato che lui usasse quelle frasi per distrarre il fruitore dal comprendere sul serio i tormenti del suo animo, una prova sono tutte quelle lettere cancellate dentro alle parole, per confonderne il senso e diminuirne l’importanza.

Vestitevi di unicità perché quei corpi scarabocchiati saranno un buco della serratura da cui spiare le piaghe del suo essere, molto più di una venere generata da pennellate leccate, ancora di più di un nudo su sfondo bucolico ma muto, perché Basquiat forse è davvero tra tutti gli artisti il più sincero, la vernice racconta quel che la pancia gli diceva senza contorsioni di pensieri.

Nessuna avanguardia, nessuna appartenenza, solo un transito di vita bloccato per sempre su trama e ordito.

Siate golosi, indugiate qualche minuto in più davanti al suo ‘Fallen Angel’, scostatevi solo quando quel celeste sul fondo avrà cominciato ad intorpidirvi i cristallini, non prima che quell’aureola di spine vi abbia punto gli occhi e quelle ali fitte di colore vi abbiano appesantito le braccia.

Non spaventatevi se a metà del percorso la dose vi avrà già intorpidito i pensieri, sarà il segno che sarete nel trip giusto.

Camminate ancora, il ritmo ve lo detterà lui.

Non avevo mai respirato realmente l’arte di Basquiat, ora l’ho fatto e posso dirvi che è un’esperienza che non è mai davvero solo visiva, è un pizzico di unghie alla bocca dello stomaco, un riflesso incondizionato che vi spinge a serrare la mandibola per il suo dolore che adesso è fermo tra i denti.

Se uscirete dal Chiostro con le iridi colorate di tristezza, allora potrete dire di conoscere Basquiat più di tutti coloro che si affannano a presentarlo come un ventisettenne newyorkese vissuto per strada e morto per overdose di eroina, raccontandoci a quanti anni si è calato il primo LSD come se davvero a qualcuno gliene fregasse qualcosa.

Quello che avrete visto è quel che di lui ci rimane.

Che si legga il tormento, e si parli di esso.

Mi piacerebbe molto sapervi a rileggere frenetici queste poche righe di nuovo dopo aver visto l’esposizione, così per avere la certezza che il cambiamento sia avvenuto.

In voi.

Jean Michel Basquiat
NEW YORK CITY
Collezione Mugrabi
Chiostro del Bramante
dal 24 Marzo al 2 Luglio 2017

Rispondi

Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi