You are here
Home > News > Toghe rosso sangue, vita e morte di eroi italiani

Toghe rosso sangue, vita e morte di eroi italiani

di Rossana Soldano

Ventinove colpi, uno dopo l’altro, senza interruzione.

Senza il tempo che la realtà ha messo tra di loro. Ventinove colpi, senza la nebbia dell’oblio che li nasconde da quarant’anni.  Ventinove colpi, chiamati a voce nitida, vittima e carnefice. E le vittime hanno nomi, i carnefici provenienza, non sempre la stessa. Ventinove colpi, ventisette giudici. Ventinove omicidi.

Comincia così ‘Toghe rosso sangue’, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo d’esordio di Paride Leporace, in scena alla Casa delle Culture di Roma, che rende giustizia menmonica a quei ventisette magistrati  che dal 1960 al 1994 hanno perso la vita per mano di Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Terrorismo Rosso e Terrorismo nero.

Servitori dello stato che lo stato non è riuscito a proteggere.

Quattro attori in scena raccontano alcune delle loro storie in un percorso narrativo che parte dall’omicidio del giudice Antonino Giannola, ucciso il 26 gennaio del 1960 nel Palazzo di Giustizia di Nicosia, e prosegue con quello del giovane sostituto procuratore della Repubblica  Emilio Alessandrini, ucciso da Prima Linea vicino la Procura a Milano. E poi il magistrato Mario Amato, ucciso con un colpo alla schiena, a Roma fino ad arrivare alla carneficina mafiosa tra gli anni Ottanta e Novanta, da Bruno Caccia vittima dalla ’Nadrangheta a Paolo Borsellino.
Per concludere con la morte di Fernando Ciampi, il 9 aprile 2015 nel Palazzo di Giustizia di Milano.

Cronaca di morti annunciate, molte di queste fotografate nella nostra memoria  con i contorni dei filmati televisivi.
Non solo la storia dei martiri ma anche quella dei carnefici, perché ogni storia ha un’altra metà e se non le racconti entrambe non dici la verità. Emanuela Valiante, Francesco Polizzi, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso hanno interpretato gli uni e gli altri. Le vittime e gli assassini, perché quando alla storia dei giusti si mischia la storia di chi uccide, il rumore è più forte. E anche quando, come negli anni di piombo, è l’idea che preme i grilletti, tra le idee e i morti ammazzati ci sono uomini, che fanno scelte.

E poi ci sono le storie di mezzo, come quella di una giovane donna palermitana che assiste alla morte di Paolo Borsellino distinguendo l’uomo buono dal magistrato cattivo.

Via D’Amelio a Palermo, dopo la strage in cui il 19 Luglio 1992 morirono Il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta

E chissà se esiste ancora qualcuno che vive davvero in quella terra di mezzo.

Il racconto si chiude con un’ultima storia, senza spari.
Una storia silenziosa, di quelle che fanno più rumore.

Quella del giudice Paolo Adinolfi è una storia irrisolta. E’ scomparso, letteralmente, nel nulla nel luglio del 1994 senza lasciare alcuna dichiarazione, tranne una confidenza fatta a un collega su delle informazioni su un’indagine che ‘avrebbe fatto crollare il tribunale di Roma’.

Ventinove colpi.
Più uno, sordo.

Una sola toga, perché se il male ha diverse provenienze,  la giustizia è un punto fermo.

E i punti fermi sono bersagli facili.

‘Maledetto è il Paese che ha bisogno di eroi’ ha scritto Bertold Brecth.

Eroi in Italia ce ne sono stati più di quanto questa Nazione riesca, o voglia, a ricordare.
Ventinove di loro sono stati superbamente raccontati e ricordati al Teatro Argentina.

Rispondi

Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi