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Sailor Moon Crystal, rinascita e caduta degli Dei

di Eleonora Malatesta

‘Ma c’è voluto del talento per invecchiare senza diventare adulti’

cantava Franco Battiato, e certo lui parlava di un amore che aveva attraversato il tempo, in una ‘dolce guerra’, ma penso spesso a questa frase in particolare perché riassume la mia storia di amante degli anime o forse quella di tutti gli amanti degli anime.

Ma è questo davvero il nostro talento ed è fortemente legato alla capacità di credere ai mondi che ci hanno insegnato a sognare.

Chi non ha mai desiderato trasformarsi in una guerriera Sailor? Chi non ha mai desiderato un Digimon o un Pokémon da avere come migliore amico? Chi non ha mai voluto una nuvola Speedy per arrivare a scuola in tempo?

Chiunque intraprende questa strada, tanto da trasformarla poi in una passione, instaura un legame molto saldo con essi, quasi da diventarne geloso.

Iniziare quest’avventura è senza dubbio paragonabile ad un lungo tunnel.

Se ci aggiungiamo poi, le fiere e la passione del cosplay, direi che da lì non si esce proprio più.

Tutto cambia e si trasforma.

Il problema principale però, si presenta quando vediamo cose che hanno fatto -o fanno- parte della nostra vita da quando eravamo bambini, cambiare e diventare qualcosa a noi sconosciuto.

Può essere stravolto tutto, possono distorcere il mondo che conosciao, cambiare la rappresentazione stessa del genere umano, confonderci e illuderci con l’esistenza della magia, ma quando qualcuno vuole stravolgere la nostra piccola isola di felicità, eccoci tirare fuori gli artigli.

Sto parlando degli odiati e ormai temuti, anime remake.

Se c’è una cosa che ogni fan non vorrebbe, è che la sua serie preferita venisse rovinata.

Non importa se per una questione di anniversario o degli autori vogliono solo continuare a farci soldi sopra o è tanto in voga, riproponiamolo stile 2017, lasciatela lì dov’è.

Volete fare qualcosa di buono?

Riproponete le puntate in full HD e nessuno si farà male.

Perché la maggior parte delle persone è contro questo nuovo trend?
Prima di rispondere analizziamo un paio di casi tra i più clamorosi.

Tra i più celebri abbiamo la combattente che veste alla marinara, ovvero Sailor Moon.

Pur essendo un anime degli anni ‘90, la grafica rimane sempre e comunque qualcosa di imbattibile, soprattutto vedendo poi la ri-messa in onda delle stagioni da parte di Toei Animation, del tutto modificate perché molto simili ai disegni del manga.

Questo è sicuramente l’esempio più lampante di come il tutto sia stato trasformato, partendo dalla opening
e dalla ending in lingua giapponese, ai nomi dei personaggi, che sono rimasti anche quelli nella loro forma
originaria nipponica.

Come

In media, il target di persone a cui è stata rivolta questa nuova programmazione è adolescenziale, come la sua prima messa in onda.

Avendo avuto successo e venendo poi riproposto in futuro, oggi naturalmente il pubblico di riferimento è diventato più eterogeneo, prendendo gli ex spettatori e le nuove generazioni, però l’anime era comunque rivolto alla stessa fascia d’età.

Per quanto riguarda il Crystal, la cosa è stata leggermente diversa.

Questa nuova serie mirava sempre a fare lo stesso giochetto dei primi anni, ma era chiaro che i veri spettatori non sarebbero stati più quelli della nuova generazione, ma i vecchi degli anni Novanta.

Per questo è stato molto criticato e per questo la parte più tradizionale del fandom si è divisa a sua volta in due.

Quello non messo in conto dai produttori però, è il target reale delle persone che avrebbero seguito l’anime, ovvero noi che da piccole ci alzavamo un’ora prima di andare a scuola o ritardavano al suono della campanella perché ItaliaUno lo passava alle 7.30 del mattino.

E se vogliamo aggiungerci anche coloro che l’hanno visto la primissima volta su Canale 5, direi che siamo proprio a cavallo del problema.

Sia per una questione affettiva, che per una questione di obiettività, “Pretty Guardian Sailor Moon Crystal” non ha soddisfatto la maggior parte degli spettatori, tanto da esser trasmesso da una rete minore in una fascia oraria non consona al prodotto e ai suoi destinatari.

Alcune volte, riproporre un anime più fedele al manga, non significa necessariamente migliorarlo.

Altro esempio di trasformazione sciagurata è un anime non preso da molti in considerazione a causa del continuo conflitto tra mostri digitali e mostri tascabili, ovvero Digimon.

(mostri digitali e mostri tascabili sono le definizioni dei nomi Pokémon e Digimon. Pokémon è l’insieme delle parola inglese Pocket Monsters, ovvero mostri tascabili. Considerando che i primi giochi sono usciti per Nintendo, in particolare il Game boy, la definizione è ancora più chiara. Digimon invece è l’abbreviazione di Digital Monsters, ovvero mostri digitali)

Per quanto Digimon possa aver avuto lo stesso successo dei Pokémon, tuttora esiste un consistente fan base di questa serie (credo in effetti si possa dire ‘serie animata’) che, dinanzi all’annuncio dei nuovi film, ha alzato le mani al cielo e reso grazie a Dio.

Il problema principale, anche stavolta, è legato alla grafica che, nella maniera più assurda, durante gli anni è andata precipitando. Background inesistente; disegni poveri di particolari, sguarniti, lisci come una tavola da surf; personaggi irriconoscibili se non per la piega dei loro capelli (almeno quella non per tutti cambiata nel corso del tempo), che non c’entrano nulla con loro stessi di ‘Digimon Adventure’.

Considerando che queste serie-film sono collocate alla fine della seconda stagione di Digimon, mi aspettavo qualcosa di meglio, ma ad essere sincera avrei preferito che tutto rimanesse com’era.

 

Allora cosa ci spinge a guardare nuovamente un anime che è
solo una pessima copia di quella di cui ci eravamo innamorati?

Sempre l’affetto.

Tutto questo allora mi porta a chiedermi: chi vuole realmente un cambiamento?
Come citato negli esempi riportati sopra, qualunque siano le motivazioni che spingono le persone a prendere una posizione, la maggior parte di noi è legata a questi anime per una questione puramente affettiva.

Poi c’è chi riesce a bilanciare la cosa, prendendo in considerazione la questione di cosa sia uscito prima. Sia per Sailor Moon che per Digimon, l’uscita del manga è avvenuta prima della messa in onda dell’anime, quindi tutto ciò che i fan si sarebbero aspettati, sarebbe stata una trasposizione totalmente fedele. Purtroppo, uno dei nei più grandi che tocca questo mondo, è la non totale “originalità” fra la storia disegnata e la storia animata. Tra cambiamenti estetici, tagli a livelli di trama, puntate filler introdotte per allungare il brodo e variazioni random a livello di sigle e quant’altro, tutto ciò che ci lega in un primo momento non si può definire del tutto canonico. Questo per dire che non tutti riescono a passar sopra alla logica dei produttori di stravolgere il tutto, per poi doversi accontentare.

Alcuni vogliono la perfezione.

Vogliono un livello di animazione alto come le prospettive presentate, vogliono purezza,
ma soprattutto affinità all’originale, non sempre e per tutto riusciamo ad accontentarci.

Quando una cosa ci piace da morire, vogliamo che sia impeccabile.
Per quanto le persone cerchino o vadano in fibrillazione per un remake delle proprie serie tv preferite,
legato maggiormente alle reunion dei cast, non si può dire lo stesso degli anime.

A distanza di tanti anni puntare sul talento di intere generazioni di non diventare mai adulte, andando a
prendere spettatori in fasce di pubblico che sembravano perdute, è un’idea giusta e piena di possibilità.

L’errore, come sempre, è sottovalutare la competenza e l’affettività del pubblico stesso.

Perché dopo tanti anni, riprendere un vecchio successo può essere un’oppurtunità meravigliosa, per mettere le nuove tecnologie al servizio di antichi talenti, per aprire le storie stesse a cambiamenti di mentalità, rendendoli trasversali a più più fasce d’età.

E invece l’unica cosa che sopravvive al tempo è la censura che invece, del tempo, dovrebbe esserne la prima vittima.

Ma in fondo, cosa sarebbe la vita degli amanti se non ci fossero tempeste.

Lo diceva anche Battiato, nella stessa canzone

Il tempo passa e ci scoraggia/tormenti sulla nostra via/ma dimmi c’é peggior insidia/che amarsi con monotonia.

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