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Ho visto la Bella e la Bestia per la prima volta, di nuovo

di Anthea Casciotti

 

Ho visto “La bella e la bestia” per la prima volta.

E no, ovviamente, non era la prima volta che lo guardavo.

Ho visto il cartone in decine di occasioni, tanto da consumare la VHS, tanto da conoscerne le battute a memoria, tanto da canticchiarne le canzoni anche alla veneranda età di vent’anni.

Tuttavia, seppur la trama di questo live action non si discosti quasi per niente dal suo importante predecessore animato, ho comunque avuto l’impressione di non aver mai vissuto un’esperienza simile.

“La bella e la bestia” è un remake live action targato Disney, diretto dalla maestria di Bill Condon che ci incanta con scenografie fiabesche, coreografie maestose, musiche magistrali, collocate nella colorata e opulenta Francia del Settecento.

Il film riprende i temi morali riportati nel film animato prodotto dalla Disney nel 1991, di cui tutti abbiamo memoria,
a sua volta ispirato alla nota fiaba di Jeanne- Marie Leprince de Beaumont, le cui idee erano già state in parte riprese dall’omonimo film del 1946.

In un mondo in cui l’aspetto esteriore arriva a definire la qualità della nostra vita, in cui l’intelligenza sembra persino un difetto di cui provare vergogna e in cui la cultura viene mercificata, deturpata e in alcuni campi considerata quasi una disabilità, “La Bella e la bestia” diffonde quel messaggio di autodeterminazione
che invoglia ad andare al di là degli schemi che la società impone.

La figura di Belle, interpretata da una delicata e semplice Emma Watson, incarna la figura della ragazza di un piccolo paese con ristretto modo di vivere, che interpretando un ruolo convenzionale, dovrebbe accontentarsi anche di un ristretto modo di pensare, di sognare, di ambire.

L’assoluta coerente caparbietà della protagonista nel rifiutarsi di cedere a questo ricatto sociale, anche messa di fronte alla prospettiva di una vita solitaria, somigliano al grido di tante giovani donne intrappolate in altri ruoli convenzionali, giovani donne che desiderano perseguire la loro strada, seppur diversa da quella che altri hanno tracciato per loro.

In ciò, questo remake non è diverso dal lungometraggio animato, vero simbolo dell’epoca rinascimentale Disneyana,
il primo lungometraggio animato a ricevere la nomination all’Oscar come miglior film ‘e che ha segnato un cambiamento determinate alla nota azienda miliardaria.

Non a caso molte inquadrature sono copia di quelle del film animato.

La colonna sonora “Beauty and the Beast” che è stata determinante nel successo del cartone, anche grazie alla celebre interpretazione di Celine Dion, è stata ancora in grado di emozionare con la sua magia.

Così come l’aspetto sia fisico che psicologico di ogni personaggio si è mantenuto coerente, preciso e minuzioso.

Di conseguenza, nemmeno i valori sopracitati si perdono nel corso di questi centoventi minuti.

La differenza che si percepisce dunque in questo live action non sta tanto nel film, ma più in chi lo guarda.

Il cambiamento non è tanto nella trama, nella recitazione, nelle tecniche sublimi di animazione digitale,
nella minuziosità con cui sono stati elaborati e curati i dettagli e la coerenza del periodo storico, quanto
negli animi degli spettatori.

Ci hanno messo davanti questo film e improvvisamente siamo tornati i ragazzini che si domandavano come fosse possibile innamorarsi della bestia.

Hanno dato la possibilità alle nuove generazione di assorbire la magia che avevano già mostrato, in modo più attuale e sono stati in grado di riportare le vecchie generazioni nel momento della prima visione, ricreando le medesime emozioni, le medesime sensazioni di chi con questo film è cresciuto.

In questo senso, “La bella e la bestia” è un viaggio extrasensoriale, che mescola ricordi passati con emozioni presenti.

Un film che con la sua allegria, comicità, con i suoi inediti musicali orecchiabili e originali, potrebbe coinvolgere qualsiasi fascia di età. Un film frizzante, dinamico, sgargiante colorato, a tratti persino chiassoso, che nessun altro
se non la Disney avrebbe mai osato proporre.

Ma d’altro canto, nessun altro avrebbe mai potuto permetterselo.

 

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