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SettePerSette: Daydreamers – sette capolavori del design che cambieranno la visione del vostro rapporto con gli oggetti

*Mutare l’anormalità di un pensiero astratto in un normale oggetto di uso quotidiano, richiede l’essere sognatori, distaccarsi dalla realtà, guardarla dall’alto, in parte racchiusi in questi sette oggetti che ne hanno cambiato la percezione.

written by: Marco Moscato

Music: Radiohead – Daydreaming

Chiudete gli occhi, riapriteli.

tutto ciò che vi circonda è costituito da oggetti, il dispositivo dal qual state leggendo, la sedie dove siete seduti, la lampada che vi fa luce, perfino i vesti che indossate, tutto è “concezione e progettazione di ogni prodotto fabbricato dall’uomo”.

Il design si poggia su tre cardini principali: semplificazione ed essenzialità, riproducibilità (attraverso processi meccanici) e la fondamentale componente artistica.

L’associazione di questi tre elementi crea e definisce l’oggetto e in egual misura ne giustifica il prezzo del prodotto finito, in quanto dietro al nudo oggetto si nascondono studio e ricerca che abbracciano diverse discipline, dalla architettura, all’ingegneria, alla chimica, diversi ambiti che vivono in una osmotica e costante ricerca in perenne mutazione, dettata dal tempo, dalla previsione dei gusti, dal creare nuovi mondi e che sostanzialmente nel fine ultimo “il design può essere fondamentalmente considerato uno strumento per migliorare la qualità della vita”.

Molti dei sette oggetti selezionati sono incentrati particolarmente sulla decade 1960-70 sia per l’interessante implosione di correnti di stili e di pensiero in contrapposizione, tra il pop design (e sue derivazioni come il radical design in Italia) in antitesi al “less is more” del Movimento Moderno, sia perché è possibile affermare che la sovversione del senso comune genera si smarrimento, ma anche e soprattutto consapevolezza non tralasciando una componente di felicità per il nuovo.

Questi oggetti, hanno bucato la parete spazio-temporale, diventando icone ed hanno dettato stili su cui si poggiano creazioni future, una piccola serie di punti che definiscono una galassia che tende all’infinito e in continua espansione.

1 – Gaetano Pesce – Sedia up 5_6 (1969)

La serie Up, ispirata al biomorfismo umano, è un simbolo del design radicale, la up 5_6 sia come concezione, un simbolo contro “la prigionia della donna vittima dei pregiudizi degli uomini”* e nei rimandi delle forme alla Venere di Willendorf, che nella tecnologia, poltrona in poliuretano, compressa e imballata sottovuoto in buste di PVC che una volta aperte consentivano alla poltrona di prendere letteralmente vita.

2 – Enzo Mari – Il gioco delle favole (1965)

Enzo Mari è il demiurgo e, come lo definì Mendini, “la coscienza” del design italiano, che probabilmente e, a ragion veduta, straccerebbe quanto avete letto prima.

Il gioco delle favole da “25 modi di piantare un chiodo” di Mari : “M’invento una serie di sei o sette lastrine, con due incisioni laterali molto semplici che, incastrate tra loro, consentano di montare una piccola «quinta» tridimensionale. In tutto, hanno un’altezza di 20 cm e una lunghezza di 50. Vi sono riportati i disegni di vari animali, scelti fra i protagonisti delle favole antiche di Fedro ed Esopo, come la rana, la volpe eccetera, e rappresentati con la massima cura. Incastrando liberamente le lastre, si determinano accostamenti ogni volta diversi. … Come in un susseguirsi di scene teatrali, il cui regista è il bambino, che si diverte a rappresentare storie inventate da sé.”

3 – Arne Jacobsen – Egg model n° 3316 (1960)

Arne Jacobsen idea la Egg Chair per la Royal SAS hotel Hotel di Copenaghen, dove progetta ogni singolo elemento, tessuti, arredamento, luci, posacenere e posate.

La Egg Chair è la sinossi perfetta del Movimento Moderno, tra la corrente del neoplasticismo olandese e il razionalismo tedesco, innovativa anche dal punto di vista tecnologico composta da una struttura di fibra di vetro fusa con imbottitura in poliuretano

4 – Charles & Ray Eames – Hang it all (1953)

Gli Eames è come se fossero stati parte dello stesso cervello, Charles quello destro (nell’aspetto tecnologico materiale e produttivo) e Ray quello sinistro (nell’aspetto formale, spaziale ed estetico).

La loro produzione non si limitò al solo design ma tutto ciò che era legato alle arti visive mutuandole in una visione organica e non solo nella concezione ma anche nella tecnologia, dalla “Kazam!Machine” per lo stampaggio del compensato su curve complesse,alla saldatura ad arco che permetteva l’unione di legno e metallo, tecnica che è alla base anche di “hang it all”.

Sviluppato principalmente come “incentivo” per i bambini ad usare l’attaccapanni, hang it all è diventata un’icona del design e probabilmente uno dei progetti più copiati

Di interesse particolare è guardare anche oltre i confini occidentali, l’esempio del Giappone è significativo, poiché grazie anche al volano del design ha saputo rialzarsi dopo le macerie del secondo dopoguerra.

Il design è diventato parte integrante di progetti di industrializzazione governativi diventando sistema e sei associazioni professionali di designers sono state riconosciute dal Ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria. Il loro obiettivo è quello di perpetuare le tradizioni culturali sostenendo i mezzi di sussistenza dei loro artigiani e progettisti, che attingono dalle proprie esperienze e filosofie di vita per adattare il design di oggetti, città e ambiente alle future necessità del pianeta.

Lo sguardo vira verso altre discipline del design: moda con Moriguchi e grafica con Yokoo

5 – Kako Moriguchi – Kimono Swift Stream (1961)

I disegni di Moriguchi prendono spunto direttamente dalla tradizione giapponese, qui è rappresentato il motivo

dell’acqua che scorre, qui è reso in forma drammatica e su larga scala. Moriguchi è noto come un maestro della maki-nori e yuzen-zome una combinazione di due tecniche a isolante: lo yuzen-zome applicazione di pasta di riso isolante e poi del colore a mano, e lo maki-nori e pasta di riso seccata e ridotta in fiocchi. Ogni lavoro di Moriguchi richiedeva dalle sei alle otto settimane di lavorazione, non si configura come, logica che sia, prodotto industriale, ma il metodo si può configurare nella artigianalità e perpetruazione della tradizione culturale.

6- Manifesto per la compagnia teatrale Jokyo Gekijo – Tadanori Yokoo (1966)

Nel 1960 Tadanori Yokoo divenne il graphic designer più importante del Giappone, attività poi interrotta bruscamente nel 1981 per proseguire un percorso simile quello del pittore.

Invece di seguire il mantra del modernismo che invadeva la nazione, Yokoo seguì la corrente radicale introducendo nei suoi lavori elementi della sua infanzia, i testi dalla vecchia fabbrica di kimono dei suoi genitori adottivi, e la grafica da un gioco di carte ante secondo conflitto mondiale.

L’originale approccio di Yokoo impressionò positivamente il circolo avant-garde giapponese, da registi a scrittori teatrali che lo scelsero per l’anticonformismo, l’estetica pop-art, che rappresentava a pieno il rifiuto congiunto verso l’etica ed estetica tradizionalista

7- Verner Panton – Sedia Panton (1960)

È uno dei simboli più potenti del design forse il pezzo maggiormente identificato come simbolo dell’industrial design del XX secolo, la rivoluzionaria sedia Panton, frutto di cinque anni di ricerca prototipizzata in un progetto precedente del 1955 la sedia S un unico blocco in legno compensato a sbalzo.

La sedia Panton è stata la prima ad essere realizzata in un blocco unico stampata ad iniezione in polipropilene.

Fonti:

1 – Gaetano Pesce – Sedia up 5 – up 6

https://www.moma.org/collection/works/2223?locale=en

* http://www.educational.rai.it/lezionididesign/designers/PESCEG.htm

2 – Enzo Mari – Il gioco delle favole

http://www.corraini.com/it/catalogo/scheda_libro/182/Il-gioco-delle-favole

3 – Arne Jacobsen – Egg model n° 3316

https://www.fritzhansen.com/products/lounge-chairs/3316_egg_leather

4 – Charles & Ray Eames – Hang it all

http://www.eamesoffice.com/the-work/hang-it-all/

5 – Kako Moriguchi – Kimono Swift Stream

http://www.newyorker.com/magazine/2005/10/17/the-kimono-painter

6 – Manifesto per la compagnia teatrale Jokyo Gekijo – Tadanori Yokoo

http://www.tadanoriyokoo.com/

7- Verner Panton – Sedia Panton

https://www.vitra.com/en-us/product/panton-chair

Libri:

Design del XX Secolo – Charlotte e Peter Fiell – Tashen

25 modi per piantare un chiodo – Enzo Mari – Mondadori

Design Giapponese, Una storia dal 1950 – Octavo Edizioni

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